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Arresto Giacino, Tosi: "Strana tempistica". Le accuse mosse all'ex vicesindaco

Le prime impressioni del primo cittadino scaligero sull'arresto del suo braccio destro, coinvolto in un'indagine alla fine di ottobre. Intanto iniziano ad emergere i dettagli dell'indagine della Procura, che ricostruisce il "sistema" creato da Giacino e dalla moglie che gli avrebbe permesso di intascare forti somme

“Dell’inchiesta, per il momento, non sappiamo nulla. Come ha detto il procuratore della Repubblica Schinaia ora inizia la fase di accertamento della verità, dato che il processo non è ancora stato avviato, e mi auguro che l’ex vicesindaco Vito Giacino riesca a dimostrare la sua innocenza. Stupisce la tempistica di un arresto che arriva a mesi di distanza dall’avvio dell’indagine e a 3 mesi dalle dimissioni da vicesindaco; per un arresto preventivo dovrebbe sussistere almeno una delle tre condizioni necessarie: reiterazione del reato, pericolo di fuga o inquinamento delle prove. Non si capisce cosa sia attribuibile a Giacino che da tempo non ha ruoli politici e amministrativi. Comunque, non mi esprimerò finchè non sarò a conoscenza dei fatti”.

Con queste parole, diffuse tramite una nota del Comune, il primo cittadino Tosi commenta l'arresto dell'ormai ex vicesindaco Vito Giacino e della moglie, l'avvocato Alessandra Lodi. La coppia dovrà rispondere di concussione e di "indebita induzione a dare o promettere utilità". Secondo le accuse mosse dal sostituto procuratore Zanotti, Giacino avrebbe svolto attività di mediazione nella compravendita di un terreno, dislocato nell'area Peep di San Michele, a favore di un imprenditore edile e di averlo successivamente rassicurato che si sarebbe interessato per ottenere l'approvazione di una "variante contro locazioni". L'ex vicesindaco avrebbe inoltre promesso di provare a rendere edificabili alcuni lotti di terreno a Quinzano, Montorio, Porto San Pancrazio e Santa Lucia: il tutto in cambio di una somma che il costruttore avrebbe dovuto versare per ogni metro quadrato reso edificabile. Nel complesso questa operazione avrebbe dovuto fruttare più di un milione di euro, intanto però l'imprenditore, come "anticipo", avrebbe versato 100 mila euro e il solo il fatto che Giacino si sia fatto promettere denaro integra il reato.

L'inchiesta, condotta dagli agenti del Nucleo della Polizia di Stato presso la Procura e della squadra Mobile, ha preso il via da un esposto giunto in Procura, e presso altri uffici pubblici e di partito, alla quale era allegata la oramai famosa lettera anonima. Quella del «corvo» che parlava dei rapporti tra Giacino e alcune ditte. Ad attirare l'attenzione degli investigatori non è stato tanto l'acquisti del lussuoso attico di via Isonzo, quanto l'incremento di attività e l'aumento di reddito della coppia che aveva raggiunto un tenore di vita particolarmente alto in pochi anni e, secondo gli inquirenti, anche grazie al "sistema" del vicesindaco.

INCHIESTE, ASSUNZIONI, STIPENDI D'ORO, DEBITI: TUTTI GLI INCUBI DI TOSI

Le grane per i coniugi però non sono finite. Secondo le stime della procura, tra il 2008 e il 2011 sarebbero stati versati, in più riprese, 450 mila euro nelle tasche del vicesindaco con delega alla pianificazione urbanistica, ai quali andrebbero aggiunti i 170 mila euro intascati da Alessandra Lodi, che tra il 2010 e il 2013 aveva emesso sette fatture, solo verso il solito imprenditore, per l'attività di consulenza da lei affidata e che secondo gli inquirenti non sarebbe mai stata effettuata. L'impresario edile attualmente è indagato per il pagamento di due di queste fatture avvenuto nel marzo 2013. La Procura, in seguito al primo sequestro di documenti, ha convocato vari imprenditori e da li sarebbero poi emersi i particolari del sistema attuato attraverso contatti e richieste esplicite. I due avrebbero anche fatto alcuni viaggi insieme per poter parlare tranquillamente, lontani da occhi indiscreti che avrebbero potuto riconoscere il volto del dirigente comunale. Secondo le indagini, la prima richiesta di Giacino risale al 2008, per la mediazione della compravendita di un terreno, poi però non si sarebbe fermato e avrebbe proseguito a chiedere, mentre sua moglie emetteva fatture per consulenze non fatte. 

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