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Il palazzo sede dell'attico dei coniugi Giacino (Foto web)

Il palazzo sede dell'attico dei coniugi Giacino (Foto web)

Verona, l'appartamento da ristrutturare che diventa super-attico: nuove ombre sulla "reggia" Giacino

L’appartamento acquistato e rimesso a nuovo con un milione e 700mila euro, secondo i giudici, testimonierebbe da solo la grande disponibilità di denaro dei coniugi e ora potrebbe aprire un altro fronte in Comune

Due appartamenti: uno per la coppia formata da Vito Giacino e la moglie, Alessandra Lodi, e uno per i genitori di lei. Entrambi nello stesso palazzo di via Isonzo, zona Borgo Trento. Nel primo si mormora che il locale spazioso sia diventato, al termine dei lavori richiesti, una specie di reggia super-tecnologica e di design, con tanto di palestra e zona wellness. Su questo stesso appartamento era scoppiata una polemica, a latere della ben più importante inchiesta su tangenti e appalti per la quale i due coniugi Giacino sono accusati di corruzione e concussione. Costi esorbitanti per la ristrutturazione, si diceva. Ora un nuovo piccolo mistero aleggia sulla “reggia” dell’ex vicesindaco di Verona. Come spiega il Corriere Veneto

“un «ben bizzarro parere» - così scrivono i giudici del Tribunale del Riesame di Venezia - quello firmato dal tecnico regionale che ha spianato la strada all'allora vicesindaco di Verona Vito Giacino per la sontuosa ristrutturazione del suo attico di via Isonzo, in Borgo Trento. Già perché l'immobile, secondo il regolamento di attuazione del Piano Casa varato nel novembre 2009 dal Comune di Verona era indicato in «rosso»: colore che comportava la non applicabilità del provvedimento regionale.”

L’appartamento acquistato e rimesso a nuovo con un milione e 700mila euro, secondo i giudici, testimonierebbe da solo la grande disponibilità di denaro dei coniugi e ora potrebbe aprire un altro fronte in Comune, separato ma afferente alla stessa “battaglia politica” del capogruppo in Consiglio comunale del Partito democratico, Michele Bertucco. Un esposto alla Procura sarebbe già in fase di presentazione. Sul quotidiano locale si spiega come Giacino e Lodi avessero acquistato i due appartamenti il 26 aprile 2010. Già prima avevano tentato, invano, di ristrutturarli ma ad un certo punto le porte si spalancarono attraverso alcuni documenti approvati dal Consiglio comunale.

Il primo atto è del 18 marzo 2010, come ricorda anche il gip Taramelli nell'ordinanza di arresto di Giacino. Il consiglio comunale approva un emendamento alla delibera (illustrata dallo stesso Giacino) sulla circolare esplicativa del Piano Casa, dove si afferma che il vincolo in questione è «meramente indicativo, in quanto ricognitivo». Ma questo non è ancora sufficiente, perché non è chiaro a quale parte dell'edificio si applichi il vincolo: si rende necessario l'intervento della Regione, richiesto dal dirigente della pianificazione territoriale del Comune, architetto Mauro Grison. Bertucco, che ha provato ad ottenerne una copia, si è sentito rispondere dagli uffici comunali che la nota risulta «non reperibile».

In ogni caso, il parere dell'architetto Vincenzo Fabris, della direzione urbanistica regionale, arriva il 24 aprile 2010 (due giorni prima dell'acquisto degli appartamenti): l'ampliamento è ammesso qualora non comporti «l'alterazione significativa dei valori architettonici, costruttivi e tipologici». A questo parere, si rifà ancora l'architetto Grison, rispondendo il 19 novembre 2010 alla richiesta sull'applicabilità del piano casa per gli edifici vincolati pervenutagli appena il giorno prima dal dirigente dell'Edilizia privata, Cristina Salerno. E a questo punto il cerchio è chiuso, anche se i lavori per la ristrutturazione era già iniziati, nell'estate 2010, affidati alla ditta Soveco.

Per i giudici del Riesame, la vicenda della casa di via Isonzo concorre a evidenziare l'influenza che Giacino «era in grado di esercitare sia dal punto di vista politico sul consiglio comunale, che gerarchico sui dipendenti dell'ente», oltre che «su tutti coloro che instauravano rapporti economici» con il Comune. Come la Soveco, appunto, da cui l'allora vicesindaco otterrà un forte sconto, di 250mila euro.

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