Verona, altra "tegola" su Acque Veronesi. Il Comune minaccia: "Più investimenti o fuori dalla società"

Continua il nodo "partecipate". La Giunta Tosi ha già dato mandato ai tecnici di valutare l'uscita dall'azienda consortile che si occupa del servizio idrico in 75 paesi. Il presidente Mariotti: "Troveremo accordo"

Foto web

Lavora in 75 comuni per gestirne la rete idrica e gli impianti fognari. E’ un consorzio e non molti giorni fa era finita nell’occhio del ciclone per presunti “stipendi d’oro” dei suoi dirigenti. In più era stata accusata di essere un “carrozzone” e un “bidone inservibile” buono solo per “disservizi”. Arriva la proverbiale “tegola” per Acque Veronesi che rischia di essere scaricata dal Comune di Verona che ne è socio di maggioranza tramite Agsm. Acque Veronesi deve cambiare rotta, secondo quanto deciso dalla Giunta Tosi: la parola d’ordine è “investire”. Investire più nella città oppure il Comune esce dalla società.

E’ stato letteralmente bocciato il Piano operativo proposto dalla società presieduta dal “tosiano” Massimo Mariotti e il sindaco stesso ha dato disposizione agli esperti in ufficio di valutare la possibilità di lasciare le proprie quote. Non solo. Si sta meditando anche di esprimere voto contrario al Piano in sede di approvazione all’Autorità d’ambito del servizio idrico veronese. Come ha spiegato il sindaco Flavio Tosi, al termine della riunione di Giunta, “gli investimenti previsti nella bozza del piano operativo - ha detto - sono assolutamente inadeguati, non solo rispetto alla nostra percentuale di partecipazione nella società, che pesa per il 40 percento, ma anche rispetto al numero di abitanti della città. Per questo abbiamo deciso di verificare la possibilità di uscita dalla società e di esprimere voto contrario al piano, all'assemblea dell'Aato”. Non usa mezzi termini, Tosi, nello spiegare le motivazioni dell’eventuale scelta: tutto sarebbe legato agli aumenti per i veronesi rilevabili in bolletta.

...E INTANTO PARTONO I LAVORIO DA 200MILA EURO AD ANGIARI

IL COMUNE BATTE CASSA DA AGSM: "VERSATECI DICIOTTO MILIONI"

“Il Piano prevede un aumento tariffario legato a un incremento degli investimenti, che, pur essendo contenuto, per Verona non è però assolutamente giustificabile, vista la sproporzione fra quanto versato dai cittadini veronesi e quanto investito realmente sul nostro territorio. Con quello che versa attualmente ad Acque Veronesi il Comune di Verona sarebbe infatti in grado di fare investimenti superiori di cinque volte rispetto a quelli proposti nel documento. In passato eravamo entrati in Acque Veronesi anche facendo uno sforzo rispetto ai Comuni della provincia e accettando un aumento tariffario proprio per cercare di rendere equa la gestione del settore, ma se questi sono i termini del servizio potremmo anche decidere, qualora risulti fattibile, di uscirne”. La replica da Acque Veronesi non si è fatta attendere e Mariotti ha cercato di calmare, appunto, le acque. Come spiega lui stesso sulle pagine del Corriere Veneto,

“i soci di Acque Veronesi sono 75, il capoluogo e 74 Comuni della provincia. Logico che non sia facile mettere tutti d'accordo su come investire i soldi». Soldi che non sono pochi, visto che il presidente spiega che «nei 30 anni di concessione, Acque Veronesi ha in programma d'investire oltre 400 milioni di euro, mentre gli interventi necessari per Verona non sono più di una trentina». Come finirà? Secondo Mariotti «si troverà un'intesa: rompere oggi sarebbe andare in senso opposto al mandato che ho ricevuto proprio da Tosi per creare una grande società unica in tutto il Veneto: un cammino iniziato durante la presidenza di Anna Leso con l'accordo tra Verona e Vicenza, e che adesso vede già rapporti instaurati con ben 12 società in tutta la regione, escludendo solo Padova e Venezia»”.

REAZIONI - Secondo il Partito democratico veronese, tuttavia, la "minaccia del sindaco fa un po' sorridere: chi ha potere di nomina e revoca su presidente e direttore generale? Tosi. Chi ha fatto eleggere l'attuale presidente dell'Aato veronese? Sempre Tosi. Di che cosa stiamo parlando allora? Con la partecipazione del 48% detenuta in Acque Veronesi attraverso Agsm, il sindaco di Verona è in grado di dirigere gli investimenti dove meglio crede. Perché non lo fa, dunque? Evidentemente la questione è di tutt'altra natura: che tipo di bisticci o beghe personali stanno dietro agli attuali attriti tra Comune e Acque Veronesi? Ci piacerebbe inoltre sapere se davvero Tosi è disposto a far fare un salto indietro di dieci anni alla gestione del servizio idrico integrato".

"Se Tosi parla di rivisitazione della partecipazione del Comune di Verona metterebbe in gravissime difficoltà gli altri 74 comuni della provincia - spiega dal canto suo Lorenzo Dalai, capogruppo Pd in Procincia -. Viene da chiedersi cosa c'è dietro allo spot: una cessione a privati per far cassa ? Oppure qualche altra operazione di finanza creativa, tipo multi servizi?"

"Mi chiedo chi vogliono prendere in giro” si domanda invece Stefano Valdegamberi, consigliere regionale di Futuro Popolare. “L'amministrazione comunale comanda a bacchetta la società che gestisce l'acquedotto. Acque Veronesi ha un consiglio di amministrazione di tre persone di cui il presidente è della lista Tosi ed il vicepresidente della Lega ed i suoi dirigenti provengono quasi tutti da Agsm. Anzi uno di loro è stato anche candidato sindaco della Lega in un paese della provincia".

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