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Verona, si allungano i tempi dell'arresto per il caso Agec: gli ex vertici ai domiciliari fin dopo Natale

In tribunale va in scena l'ennesima udienza mentre il giudice decide di liberare i tre imputati dopo Santo Stefano. Battaglia degli avvocati difensori sulle perizie tecniche commissionate dal pm: "Spesi 109mila euro per perizie lacunose"

Resteranno agli arresti domiciliari almeno fino a dopo Natale i dirigenti di Agec, Francesca Tagliaferro e Stefano Campedelli e l’ex direttore generale S.T.. Sono accusati a vario titolo di turbativa d’asta, falso ideologico e rivelazione di segreti d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti per i servizi di ristorazione nelle scuole veronesi. S.T. è anche accusato di corruzione assieme all’imprenditore altoatesino Martin Klapfer. La decisione si allungare i tempi di custodia cautelare è stata presa dal giudice sulla base del calcolo dei giorni in cui sono tenute le udienze e del tempo passato per la deliberazione della sentenza di primo grado. In pratica il termine degli arresti per gli ex vertici Agec, arrestati nell’ottobre 2013, sarebbe scaduto il 9 dicembre ma ci sono quindi da aggiungere i 17 giorni delle udienze (prima davanti al Tribunale del Riesame, poi dal giudice per le indagini preliminari e infine dai magistrati che compongono il collegio giudicante. Nella giornata di martedì sono continuate le arringhe della difesa per i due dirigenti mentre per S.T. si tornerà in aula la prossima settimana. In tutto questo gli imputati potranno tornare liberi il 27 dicembre. In aula, come spiega il Corriere Veneto, non sono “mancate le scintille” durante la lunga udienza.

«E’ oggettivamente impossibile, se si ha cura di leggere il disciplinare di gara ed il verbale della commissione che spiega i punteggi, sostenere che quest’ultima abbia valutato le offerte in maniera arbitraria. C’è una piena e stretta coerenza tra i criteri ed i sub criteri del disciplinare e le valutazioni fatte dalla commissione»

Secondo il legale di Tagliaferro la consulenza disposta dal pm farebbe “acqua” da più parti: il dito è stato puntato contro la perizia tecnica da 109mila euro affidata ad un ingegnere e un geometra che a parere dell’avvocato sarebbe “priva di contenuti tecnici fondamentali in una gara con il criterio dell’offerta più vantaggiosa”. In base all’arringa si sostiene dunque che la società “Serenissima” avrebbe comunque vinto l’appalto per il punteggio ottenuto, anche senza l’intervento della commissione.

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