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Rissa a colpi di coltello: tre persone trovate in un lago di sangue, condannato il colpevole

Avevano cominciato insultandosi e spintonandosi, ma dopo poco la lite è degenerata in una zuffa violenta in cui uno degli aggressori, armato di una lama, è riuscito a ferire gravemente i suoi avversari

Sono numerosissimi, purtroppo, i casi di aggressione registrati in provincia ogni settimana. A quanto pare, però, uno di questi è finalmente terminato con una condanna. Tutto iniziò il 17 marzo, quando M.E.R. ebbe un brutto litigio con tre rumeni all'interno di un locale che vende kebab in via XX Settembre. Il litigio degenerò e, dopo un violento scambio di improperi, M.E.R. se ne andò dal locale, solo per tornare poco dopo insieme a due connazionali e scatenare una vera e propria rissa a colpi di coltello. Tutti e tre i rumeni rimasero feriti, uno all'altezza del cuore e alla gamba, il secondo invece riportò una profonda ferita da taglio dalla fronte alla guancia e il terzo venne colpito ad un gluteo.

LE ACCUSE - Tentato omicidio e lesioni gravissime le accuse delle quali doveva rispondere il cittadino nato in Marocco nel 1965 e che da quella sera è detenuto. Ieri, al termine del dibattimento l'accusa è stata modificata ma la condanna è stata comunque consistente: sei anni e 9 mesi di reclusione la pena ma il reato è stato derubricato in lesioni gravissime ed è stata esclusa la premeditazione. A fine udienza M.E.R. ha fatto ritorno in carcere. Un processo nel quale le versioni sono state, sotto alcuni aspetti, divergenti: anche l'imputato riportò lesioni, la polizia lo trovò a terra, era stato anch'egli picchiato ma, come poi è emerso, solo per togliergli il coltello di mano. La scena che si presentò agli agenti di polizia al loro arrivo a Veronetta fu impressionante: a terra c'erano tre persone, tutte sporche di sangue, con vistose ferite al volto e sul corpo. Anche M.E.R. disse di essere stato colpito al capo e a una gamba dai tre rumeni ma furono i testimoni a spiegare le fasi della lite degenerata.

LA RICOSTRUZIONE - Il marocchino e i tre giovani dell'Est si erano insultati, l'uomo si era allontanato per tornare venti minuti dopo in compagnia di due connazionali. Uno dei tre rumeni stava fumando una sigaretta in strada e fu aggredito verbalmente, il litigio riprese ma a quel punto l'imputato sferrò i primi due fendenti che raggiunsero la vittima al volto e alla schiena. Le urla richiamarono chi era all'interno del kebab, iniziò una colluttazione con gli altri due nordafricani (che erano disarmati) mentre M.E.R. continuò a colpire. Solo il giovane ferito al gluteo riuscì a restare in piedi, altri tre erano a terra, sporchi di sangue e uno in pericolo di vita: la lama lo aveva raggiunto vicino al cuore ma era stata fermata dal costato. E per questo non si trasformò in un fendente letale. Il ferito fu ricoverato in ospedale, non fu mai in pericolo di vita e il collegio, ritenendo che non fosse idoneo a uccidere, ha alleggerito l'accusa.

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