Cronaca Centro storico / Piazza dei Signori

Verona, non si toccano le Province: via agli accorpamenti dei Comuni

La Giunta regionale ha deciso il "Piano di riordino territoriale" e le amministrazioni veronesi potrebbero scendere da 98 a 46 con aree distinte: Valpolicella, Garda, Valpantena, Val d'Illasi, Bassa

Province? Macchè. La rivoluzione degli enti locali comincia dall'accorpamento dei Comuni. Formalmente si chiama "piano di riordino territoriale". L'ha deciso la Giunta regionale del Veneto che si prefissa l'obbiettivo di riunire i paesi sotto i 5mila abitanti entro il 31 dicembre. E a Verona, non c'è che dire, la decisione è di quelle importanti: 46 Comuni su 98 dovranno recepire la direttiva. Per ora è ancora tutto in fase di discussione e nessun Comune ha compiuto il "grande passo". Si preannuncia dunque un autunno "caldo" sotto il profilo amministrativo. Segretari comunali e tecnici dovranno mettersi al lavoro e sbrigare i documenti necessari per farsi trovare pronti nel 2014.

Le alternative per il "riordino" sono tre e prevedono l'unione da votare in Consiglio, la convenzione tra i rispettivi sindaci (un accordo, seppur formale), o la fusione, la più drastica delle misure, che prevede che le due o più amministrazioni diventino un'unico ente. Dunque un solo sindaco, unico Consiglio "allargato" e un solo municipio con relativi uffici. Poi tutto ciò che ne consegue, operai, volontari, dipendenti e agenti della polizia municipale dovranno essere accorpati.

ABOLIZIONE PROVINCE? "LA SOLUZIONE MIGLIORE SONO I 36 DIPARTIMENTI"

La decisione della Regione è definitiva: altrimenti a gennaio, a tutti i Comuni "non allineati", arriverà una lettera di Regione e Prefettura che minaccia il commissariamento. Si potrebbero creare quindi "macro-accorpamenti" e i più probabili restano quello della Valpolicella, con Negrar, Sant'Ambrogio, Fumane, Marano e San Pietro in Cariano, quello del Garda e quello della Val d'Illasi che raggrupperebbe miriadi di contrade e frazioni, e quello della Valpantena, in cui saranno coinvolti di sicuro i Comuni di Cerro, Roverè, Velo Veronese, Bosco, Grezzana, Erbezzo. Progetti anche per la Bassa, ovviamente. Ottimista è, secondo l'Arena, il presidente di Anci Veneto, Giorgio Dal Negro, anche sindaco di Negrar. Anche perché le alternative sono poche. O si fa così o le amministrazioni saranno sostituite da un commissario che deciderà per loro. I numeri in tutto il Veneto, sono di quelli che faranno discutere: si potrebbe passare da 581 a 150 Comuni. La "tolleranza" prevista è di tre anni di tempo. Il riordino partirà dalle funzioni e dai servizi, prima che dalla fusione dei Comuni. Secondo lo stesso Dal Negro la soluzione migliore è infatti quella ritenuta più "drastica", poiché le "semplici" convenzioni tra sindaci potrebbero saltare alla prima difficoltà, dissidio o diversità di vedute.

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