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Verona, abolizione Province? "L'ipotesi migliore sono i 36 dipartimenti"

Il presidente Giovanni Miozzi: "Se veramente si vuole fare una riforma della struttura statale l'ipotesi più snella sembra essere quella avanzata dalla Società Geografica italiana"

Le Province sono il male assoluto e le Regioni invece sono virtuose? Il dibattito politico delle ultime settimane è attorcigliato attorno a questo concetto e in molti fanno a gara per essere convincenti con l'opinione pubblica. C'è invece una visione diversa che non va sottovalutata, basti leggere i dati sull'andamento dell'addizionale Regionale Irpef. Potrebbero essere previsti innalzamenti delle aliquote, in alcuni casi anche significativi, per far fronte ai debiti statali". Attacco deciso al "comune pensare" del presidente della Provincia di Verona, Giovanni Miozzi, che da sempre, al di là del conflitto d'interessi rispetto alla sua posizione, è convinto sostenitore della necessità di un'organo di governo intermedio come, appunto, la Provincia. Lo stesso Miozzi aveva dato battaglia quando sembrava che il governo Monti fosse lì-lì per abolire dal giorno alla notte le istituzioni nate nel Dopoguerra. Ora se ne riparla in termini di razionalizzazione, concentrazione dei poteri e delle competenze. La Regione da qualche ora ha "benedetto" l'unione di decine e decine di Comuni su tutto il territorio veneto.

"Credo - sostiene Miozzi - che valga la pena prendere in seria considerazione l'ipotesi dei 36 Dipartimenti. Se veramente si vuole fare una riforma della struttura statale e semplificare i vari livelli amministrativi, l'ipotesi più snella sembra essere quella avanzata dalla Società Geografica italiana. La proposta di questi ricercatori è di accorpare il territorio nazionale in 36 ampi distretti, eliminando così i conflitti di attribuzione fra gli enti, compreso il problema che spesso nasce fra  Stato e Regioni".

"Questa sì che è finalmente una strada innovativa. Parliamone. Si tratterebbe finalmente di fare qualcosa di veramente utile, con una organizzazione territoriale che sia abbastanza grande da fare il coordinamento su area vasta ma allo stesso tempo non troppo grande da essere distante dai cittadini”.

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