Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca Cazzano di Tramigna / Via Roma

Verona, la banca gli nega il finanziamento e lui decide di rapinarne 11 filiali: si becca nove anni

Secondo le ricostruzioni il 46enne, piccolo imprenditore, entrava nelle varie filiali presentandosi come normale cliente. Non si nascondeva il volto, non indossava guanti. Era sicuro che non potessero risalire a lui

Non era mai stato nei guai ma aveva messo a segno, tra Verona e Vicenza, almeno una decina di colpi. Avrebbe accumulato così 45mila euro di bottino il 46enne, piccolo imprenditore finito in manette per rapina a diverse filiali bancarie. A muovere l’uomo, di origine casertana, sarebbe stato un finanziamento negato dal Banco Popolare. Avrebbe deciso così di passare all’azione, escogitando un prelievo “forzato” per suo conto. Colpi eseguiti in tutte filiali della Popolare. Dopo le sue svariate scorribande, però, i carabinieri erano riusciti a risalire a lui e hanno fatto scattare la trappola. Giovedì il 46enne è finito davanti al giudice di Verona per rispondere delle nove rapine messe a segno sul territorio ed è stato condannato a nove anni di reclusione. In precedenza aveva già patteggiato a Vicenza una condanna a 3 anni e 6 mesi.

L’imprenditore era titolare di una ditta che si occupava di impianti elettrici. Secondo le ricostruzioni della Procura, entrava nelle varie filiali presentandosi come normale cliente. Non si nascondeva il volto, non indossava guanti. Era sicuro che non potessero risalire a lui. Nella maggior parte dei casi dopo alcuni minuti estraeva un taglierino o delle forbici e minacciando la cassiera si faceva consegnare il denaro. Poi saliva sulla sua Peugeot rossa che parcheggiava poco distante e faceva perdere le sue tracce. In poco tempo era diventato il terrore delle banche. Dal 2010 a fine 2013 aveva già rapinato 11 banche, spiega L'Arena.

Da Arzignano, Nogarole Vicentino a Crespadoro (Vicenza) passando poi al Veronese per le filiali di Mezzane, Cazzano, Custoza, San Bonifacio, Roverchiara, Legnago. In particolare nella sede di Cazzano si presentò ben tre volte ma l’ultima gli fu fatale. Le indagini dei carabinieri di Legnago avevano già ricostruito il modus operandi e le telecamere avevano segnalato la presenza costante dell’auto di marca francese intestata all’uomo che abitava a Veronella. Il 16 ottobre 2013 la svolta: i dipendenti videro passare più volte la macchina e siccome erano stati già “istruiti”, partì la chiamata al 112. La rapina che seguì, mentre si attendeva l’arrivo dei militari, fu l’ultima. Vano il suo tentativo di scappare attraverso un boschetto. Venne ritrovato nascosto dietro un cespuglio, tutto sporco di vernice proveniente dalla mazzetta “esplosiva”. Gli accertamenti delle impronte digitali accertarono la sua responsabilità in tutti i colpi contestati. Da perfetto sconosciuto alle Forze dell’ordine, infatti, si era trasformato in rapinatore seriale.

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