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Covid, primo caso di Omicron in Veneto e un altro in Alto Adige: ecco cosa sappiamo sulla nuova variante

Definita "Variant of Concern", la variante B.1.1.529 denominata Omicron è stata riscontrata anche in Veneto e in Alto Adige, sempre in viaggiatori di ritorno dal Sudafrica

Il 26 novembre l’Oms ha designato la variante B.1.1.529 come "Variant of Concern"(Voc), con il nome di variante Omicron. La variante è stata isolata per la prima volta in campioni raccolti l’11 novembre in Botswana e il 14 novembre in Sud Africa. La decisione di dichiararla una "Variant of Concern’"(Voc), ovvero "Variante [fonte] di preoccupazione", è dovuta alla presenza nella variante di diverse mutazioni che potrebbero avere un impatto sul comportamento del virus, anche in termini di gravità della malattia o della capacità di diffusione.

Covid, l'annuncio della Regione: primo caso di variante Omicron rilevato in Veneto

Nella giornata di ieri, venerdì 3 dicembre, il governatore del Veneto Luca Zaia ha annunciato che è stato rilevato il primo caso di variante Omicron in Veneto. Si tratta di un viaggiatore residente nel Vicentino e che aveva appena fatto ritorno dal Sudafrica dove si era recato per lavoro. Ad essere positivi sono inoltre anche due suoi familiari. Notizia di queste ore è poi che un altro caso della variante Omicron è stato rilevato in Alto Adige. Secondo quanto riportato dall'Ansa, si tratterebbe di una donna, con sintomi lievi, rientrata a fine novembre sempre dal Sudafrica.

L'Istituto Superiore di Sanità, nel frattempo, ha messo a disposizione dei cittadini una serie di informazioni utili circa la nuova variante Omicron, riassumendo in breve tutto quel che sinora è possibile conoscere su di essa e ciò che invece ancora non è noto scientificamente poiché in via di studio e approfondimento.

Trasmissibilità

L'Iss spiega che «non è ancora chiaro se la variante Omicron sia più trasmissibile rispetto alle altre, inclusa la Delta». È stato segnalato che «il numero di persone positive è cresciuto in Sud Africa, dove sta circolando questa variante, ma sono in corso studi epidemiologici per capire se la causa sia appunto la Omicron o se altri fattori possano avere  influenzato la circolazione del virus».

Gravità dell’infezione

Allo stesso modo, secondo quanto indicato dall'Istituto Superiore di Sanità, «non ci sono ancora evidenze che l’infezione con Omicron causi una malattia più grave rispetto alle altre varianti». I dati preliminari suggeriscono che ci sia «un tasso maggiore di ricoveri in Sud Africa, ma questo potrebbe essere dovuto all’aumento complessivo delle persone infette piuttosto che alla specifica infezione con Omicron». Al momento, non ci sono informazioni che suggeriscano che i sintomi specifici associati a questa variante siano diversi da quelli dovuti alle altre.

I casi iniziali di infezione riguardano studenti universitari, persone giovani che tendono ad avere una malattia più lieve, ma per capire il livello di gravità dell’infezione causata da Omicron «servirà più tempo (da alcuni giorni ad alcune settimane)». Comunque, l'Iss, sottolinea come «tutte le varianti del Covid-19, inclusa la Delta che rimane al momento la variante dominante a livello globale, possono causare malattia grave o morte, in particolare nelle persone più vulnerabili, e la prevenzione rimane perciò fondamentale».

Efficacia dei vaccini attualmente in uso

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, spiega l'Iss, sta lavorando per «stimare il possibile impatto della nuova variante sulla protezione fornita dai vaccini e sulle altre misure di prevenzione». I vaccini «restano indispensabili per ridurre il rischio di malattia grave e di morte, incluso quello contro la variante al momento dominante, la Delta, per cui è fondamentale aumentare le coperture vaccinali il più rapidamente possibile, con la terza dose nelle persone per cui è raccomandata e iniziando o completando il ciclo primario per chi non l’avesse ancora fatto».

Efficacia dei trattamenti e rilevazione delle infezioni mediante test diagnostici

l'Istituto Superiore di Sanità chiarisce che «i corticosteroidi e gli antagonisti dell’IL6 rimangono efficaci nel trattamento dei pazienti gravi». Per quanto riguarda altri trattamenti, questi «verranno valutati per verificare qualsiasi eventuale perdita di efficacia viste le mutazioni presenti nella variante Omicron». I normali test già in uso basati su PCR «sono in grado di rilevare l’infezione anche in presenza della variante Omicron». Sono in corso studi per «determinare se vi sia un impatto su altri tipi di test, compresi i test antigenici rapidi».

Raccomandazioni per la popolazione

Le strategie per ridurre la diffusione del virus Sars-CoV-2, oltre alla vaccinazione, rimangono le stesse anche per questa nuova variante: mantenere una distanza di almeno un metro dagli altri, indossare la mascherina con particolare attenzione specie negli ambienti chiusi o affollati, tossire o starnutire nel gomito o in un fazzoletto, frequente igiene delle mani, garantire una adeguata ventilazione degli ambienti chiusi. Se si è eleggibili a ricevere una dose booster, la raccomandazione è di «prenotarla», mentre se non si è ancora vaccinati, è di «prenotare l’appuntamento». Raggiungere i più alti tassi possibili di vaccinazione rimane la strategia chiave per ridurre il rischio di trasmissione di Covid-19 e picchi significativi nei casi, oltre che per ridurre la probabilità che emergano nuove varianti.

Cos’è una variante

L'Istituto Superiore di Sanità ricorda che «i virus, in particolare quelli a Rna come i coronavirus, evolvono costantemente attraverso mutazioni del loro genoma». Pertanto, «maggiore è la circolazione del virus, maggiore è il rischio di una mutazione». Mutazioni del virus Sars-CoV-2 sono state osservate «in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia». Mentre la maggior parte delle mutazioni «non ha un impatto significativo», qualcuna «può dare al virus alcune caratteristiche come ad esempio un vantaggio selettivo rispetto alle altre attraverso una maggiore trasmissibilità, una maggiore patogenicità con forme più severe di malattia o la possibilità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita da un individuo o per infezione naturale o per vaccinazione». 

Come funziona il monitoraggio in Italia?

L’analisi delle varianti «viene effettuata dai laboratori delle singole Regioni, che rispondono a precisi standard qualitativi sotto il coordinamento dell’Iss».  Dal 29 aprile 2021 è attiva la piattaforma per la sorveglianza genomica delle varianti di Sars-CoV-2 (I-Co- Gen) che «consente di raccogliere e analizzare le sequenze identificate sul territorio nazionale e dialogare con le piattaforme internazionali». La piattaforma consente di emanare tempestivamente degli "alert", indicando sequenze di particolare interesse. Il sistema ha permesso di «indentificare e confermare il primo caso italiano di Omicron il 28 novembre».

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