Cronaca Zai / Viale del Lavoro

Vaccini: in Italia si va verso somministrazione di Astrazeneca anche nei più giovani

L'ipotesi è stata avanzata dal Commissario per l'emergenza Covid Francesco Figliuolo. Intanto l'autorità sanitaria della Danimarca ha bloccato il vaccino di Johnson & Johnson

Vaxzevria, il vaccino di Astrazeneca

«Vaccineremo a brevissimo gli atleti che devono andare a fare le olimpiadi, perché questo è un segno dell'Italia che riparte». A dirlo, nella giornata di lunedì 3 maggio, è stato il Commissario per l'emergenza Covid Francesco Figliuolo, all'inaugurazione dell'hub vaccinale allestito al polo acquatico a Roma. Si sta valutando, ha spiegato Figliuolo, di estendere Astrazeneca alla «classe di età inferiore ai 60 anni, questo sulla base degli studi. Ne sto parlando con l'Istituto superiore di sanità e con il Cts dell'Aifa».

Lo stesso generale Francesco Figliuolo ha quindi evidenziato: «I vaccini vanno impiegati tutti, Astrazeneca è consigliato a determinate classi ma l'Ema dice che va bene per tutti. Ci sono effetti collaterali ma sono infinitesimali. Se non impieghiamo tutti i vaccini il ritmo della campagna non raggiunge gli obiettivi nei tempi prefigurati». Nella recente cronistoria delle indicazioni preferenziali per l'utilizzo del vaccino di Astrazeneca, il cui nome è in realtà Vaxzevria, si era inizialmente dubitato della sua efficacia nei pazienti con più di 55 anni, salvo poi raccomandarne (come sta appunto avvenendo oggi) il suo utilizzo anzitutto proprio a chi ha più di 60 anni, poiché i rarissimi effetti avversi si sono riscontrati nelle fasce più giovani. Ora, invece, potremmo dunque assistere nei prossimi giorni ad un nuovo cambio di strategia.

Sempre nelle scorse ore si è parlato anche di un altro vaccino contro Covid-19, vale a dire quello di Johnson & Johnson. La Danimarca ha infatti deciso di escludere tale vaccino dal proprio programma di vaccinazione anti-Covid. L'autorità sanitaria della Danimarca ha motivato la sua decisione sulla base delle preoccupazioni relative alla rara eventualità di «gravi coaguli di sangue» connessa alla somministrazione di tale vaccino, ma a fronte anche della valutazione che la campagna vaccinale danese sta già procedendo speditamente e l'epidemia risulta «sotto controllo». Così infatti si legge nella nota ufficiale:

«L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha concluso che esiste un possibile collegamento tra casi rari ma gravi di coaguli di sangue (VITT) e il vaccino COVID-19 di Johnson & Johnson. Poiché l'epidemia di COVID-19 in Danimarca è attualmente sotto controllo e l'implementazione della vaccinazione sta procedendo in modo soddisfacente con altri vaccini disponibili, l'Autorità sanitaria danese ha deciso di continuare la campagna di vaccinazione nazionale senza il vaccino COVID-19 di Johnson & Johnson».

Nel comunicato inoltre si legge:

«L'autorità sanitaria danese ha concluso che i vantaggi dell'utilizzo del vaccino COVID-19 di Johnson & Johnson non superano il rischio di causare il possibile effetto avverso, VITT, in coloro che ricevono il vaccino. Pertanto, l'Autorità sanitaria danese continuerà il programma di vaccinazione di massa danese contro COVID-19 senza il vaccino COVID-19 di Johnson & Johnson».

Il vicedirettore generale Helene Probst, a sua volta, ha poi spiegato:

«Nel bel mezzo di un'epidemia, questa è stata una decisione difficile da prendere, soprattutto perché abbiamo dovuto interrompere anche l'uso del vaccino COVID-19 di AstraZeneca. Tuttavia, tenendo conto dell'attuale situazione in Danimarca, ciò che stiamo attualmente perdendo nel nostro sforzo per prevenire gravi malattie da COVID-19 non può superare il rischio di causare possibili effetti collaterali sotto forma di gravi coaguli di sangue in coloro che vacciniamo. Bisogna anche tenere a mente che, in futuro, vaccineremo innanzitutto persone più giovani e sane».

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