Usura: confiscato a madre e figlia un patrimonio di oltre 4.1 milioni di euro

Le due in passato erano state arrestate per il medesimo reato e sottoposte alle misure di prevenzione antimafia. Tra i beni confiscati ci sono 42 fabbricati e due terreni ubicati nelle province di Verona, Vicenza, Milano e Brescia

Guardia di finanza a Verona - Immagine di repertorio

È scattato venerdì 16 ottobre il lavoro di confisca della Guardia di finanza di Verona, impegnata in un'attività di contrasto alle ricchezze illecitamente accumulate, di un ingente patrimonio immobiliare riconducibile a due donne della provincia scaligera, già arrestate in passato per il reato di usura e lo scorso anno assoggettate a misura di prevenzione antimafia.
Tra i beni soni presenti 42 fabbricati e due terreni ubicati nelle province di Verona, Vicenza, Milano e Brescia, con un valore complessivo stimato in 4.1 milioni di euro

I finanzieri del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Verona sono impegnati, in particolare, a dare esecuzione a un apposito decreto emesso dal Tribunale di Venezia (Sezione Misure di Prevenzione) nei riguardi delle due, madre e figlia, nei cui confronti è stata disposta la confisca del patrimonio da loro posseduto e già oggetto di sequestro nel settembre 2019.
Tra gli immobili che ora entrano a far parte dei beni dello Stato vi sono 7 fabbricati (tra appartamenti, garage e magazzini di proprietà della figlia) del valore di oltre 1 milione di euro, oltre al capitale sociale e l’intero patrimonio di due società della provincia scaligera. Si tratta, più nel dettaglio, di 2 imprese del capoluogo: la prima esercita l’attività di locazione di edifici, alla quale sono riconducibili 36 immobili (34 fabbricati e 2 terreni); la seconda impegnata invece nell’attività di affitta camere, a cui fa riferimento un residence della Valpolicella.
Le Fiamme Gialle inoltre stanno procedendo a confiscare una polizza assicurativa di oltre 1.1 milioni di euro e somme di denaro depositate su conti correnti bancari ammontanti a poco più di 13 mila euro.

Alla base del provvedimento, che fa seguito alla misura di prevenzione antimafia a cui le due donne erano state assoggettate nel settembre 2019, vi sono vicende che si ricollegano a precedenti attività d’indagini sviluppate dalla Guardia di finanza su delega della Procura della Repubblica scaligera nei confronti di madre e figlia, già sottoposte al regime di detenzione domiciliare nell’ottobre del 2015 per i reati di usura e abusiva attività finanziaria.
In quell’occasione i finanzieri avevano accertato, in particolare, che le due si erano rese responsabili di una vasta attività usuraia ai danni di svariati imprenditori veronesi e vicentini, attraverso la concessione di prestiti con tassi d’interesse annui che raggiungevano anche picchi del 265% (e in un caso del 1000%). Per tali motivi le stesse erano state spogliate dell’ingente ricchezza posseduta già nell’ambito delle relative indagini penali.

Constatata la rilevante sproporzione tra il patrimonio detenuto e i redditi dichiarati, i militari lo scorso anno hanno proposto all'autorità giudiziaria che nei loro confronti venisse applicata anche la più stringente normativa antimafia che oggi, dopo il relativo sequestro, ha portato all’espropriazione dei beni a favore dello Stato.

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La sottrazione di beni alle consorterie criminali è un efficace strumento di contrasto a ogni forma di illegalità. Si consideri, al riguardo che la Guardia di finanza di Verona ha sequestrato, nel 2019, beni per oltre 24 milioni di euro mentre, nel 2020, ha avanzato proposte di sequestro per oltre 17 milioni di euro e sottoposti a confisca beni per oltre 4 milioni di euro. Le tecniche investigative tipiche della Guardia di finanza nella sua veste di polizia economico finanziaria permettono di individuare anche quei beni che si è tentato di celare dietro plurimi schermi societari o prestanome anche attraverso passaggi transnazionali.

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