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Aggressione ai dirigenti Hellas. "Da condannare come i cori dei veronesi"

L'U.S. Avellino chiede che a pagare per un gesto isolato non sia tutta la tifoseria, da sempre corretta. E chiede di valutare anche i cori dei tifosi gialloblu riferiti al terremoto dell'Irpinia

Condanna per il gesto e rammarico per gli strascichi della vicenda. Questo ha espresso l'U.S. Avellino oggi, 16 febbraio, dopo la denuncia agli otto tifosi irpini per il lancio di una bottiglia contro l'auto in cui viaggiavano il presidente e due dirigenti dell'Hellas Verona. "Una vicenda che rischia di penalizzare l'intera tifoseria biancoverde - scrive la società di calcio campana - la cui immagine finisce per emergere in maniera del tutto distorta, rispetto al gesto compiuto da un singolo individuo. Un episodio che, seppure isolato, lede l’immagine di una città e di una tifoseria che si è sempre distinta per il suo comportamento generoso, civile e corretto, in ogni occasione".

Il timore è che oltre ai tifosi protagonisti dell'aggressione, paghino anche i tifosi corretti, a cui potrebbe essere vietata la trasferta di Cittadella. "Non può e non deve passare un'immagine distorta della stragrande tifoseria biancoverde rispetto al gesto deprecabile ma isolato, ampiamente condannato da tutti", scrive l'U.S. Avellino che si appella anche alle istituzioni "affinché si consideri il sempre meritevole comportamento dei sostenitori dell’Avellino con l'obiettivo di non penalizzare un'intera tifoseria, isolando i singoli autori dell’episodio".

Il club di calcio irpino chiede però anche di valutare il comportamento dei tifosi veronesi "che per l’intera partita di sabato scorso anziché sostenere la propria squadra, hanno intonato cori offensivi e di pessimo gusto, facendo riferimento al disastro del terremoto in Irpinia del 1980, una ferita aperta per le nostre popolazioni. Un atteggiamento che non ha sollevato le coscienze delle istituzioni e anche dei dirigenti della squadra ospite, i quali non hanno sentito il dovere di scusarsi per cori e parole che fanno male quanto un atto di violenza".

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