Cronaca Centro storico / Piazza Brà

Unioni civili e DDL Cirinnà: da Verona Domani arriva un secco no al matrimonio egualitario

"No all’equiparazione delle unioni omosessuali al matrimonio. Rilanciare il ruolo centrale della famiglia". Con queste parole Stefano Casali espone la visione dell'associazione Verona Domani, riunitasi per un incontro sul tema

Oggi martedì 20 ottobre, l'associazione Verona Domani ha incontrato la stampa per illustrare la propria presa di posizione contro il DDL Cirinnà, le unioni civili e il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nella nota stampa, l'associazione dichiara:

Il Disegno di Legge proposto dal deputato Cirinnà (Partito Democratico) prevede il sostanziale riconoscimento delle cosiddette unioni civili, sia etero che omosessuali e, cosa ancor più grave, il riconoscimento del "diritto" delle coppie omosessuali di poter adottare un minore. L'associazione Verona Domani, guidata dal capogruppo in Regione della Lista Tosi, Stefano Casali e dal Presidente del Consorzio Zai, Matteo Gasparato, ha illustrato con fermezza e determinazione il fermo contrasto a tutto l'impianto della proposta di legge. All’incontro con la stampa erano presenti numerosi amministratori della città e della provincia di Verona. Tra i punti più sentiti e contestati del passaggio legislativo, il presunto “diritto” ad avere un figlio a tutti i costi. Secondo l’associazione, esiste invece il sacrosanto diritto di ogni bambino di nascere e crescere con una mamma ed un papà, uomo e donna. L'eventuale escamotage di procedere unicamente con il riconoscimento delle coppie di fatto e la loro equiparazione all'istituto matrimoniale anche senza l'adozione, obbligherebbe infatti in un secondo tempo il governo a riconoscere le adozioni, come è già avvenuto in altre circostanze, quali ad esempio la legge 40 sulla fecondazione assistita.

«Dov’è la sinistra ben pensante e femminista, antiamericana e anticapitalista, adesso che si vuole legalizzare la pratica schiavista dell'utero in affitto?», ha dichiarato il presidente della seconda Circoscrizione, Filippo Grigolini. Secondo Antonio Zerman, consigliere della prima Circoscrizione, «non è accettabile che il governo ignori le idee e i valori di un milione di persone che alla manifestazione dello scorso 20 giugno a Roma in Piazza San Giovanni, hanno chiesto a gran voce allo Stato, regole e impianti legislativi mirati a favorire l'istituzione del matrimonio fra uomo e donna come unica e vera cellula fondante della società».

Una linea, quella dell’attuale governo, che secondo l’associazione, sembra invece andare nella direzione opposta, operando una vera e propria disgregazione del nucleo familiare, vedi il recente provvedimento sul cosiddetto "divorzio breve", o il mancato adeguamento del limite di reddito che consente di usufruire delle detrazioni fiscali per i carichi di famiglia. «Come ribadito recentemente anche dalla Cei, la famiglia è l’incontro di un uomo e di una donna aperto alla procreazione. Lo Stato può regolamentare altri rapporti umani, senza però confondere le due cose – ha commentato Stefano Casali - Le unioni gay sono relazioni fra persone, ma la famiglia è un'altra cosa. Chi non desidera sposarsi, civilmente o religiosamente, già oggi non lo fa e preferisce vivere senza particolari legami giuridici che lo vincolino. I diritti delle coppie omosessuali conviventi sono già ampiamente garantiti dalla più recente letteratura giurisprudenziale». I componenti di Verona Domani hanno inoltre ribadito la totale chiusura rispetto a qualsiasi forma di adozione: «l'ipotesi dell'affido in luogo dell'adozione del figlio biologico non è accettabile, siamo fermamente contrari. Abbiamo il dovere di tutelare i nostri figli dalla deriva autoritaria ed estremista di gruppi, prevalentemente di sinistra o radicali, che stanno purtroppo trovando terreno fertile nel parlamento italiano. Ci impegneremo a promuovere nel nostro territorio nuove ed efficaci politiche a sostegno e riconoscimento della famiglia, a supporto della natalità, ormai ridotta a cifre da prefisso telefonico, a tutela dei minori e di ogni uomo e donna che desiderino creare una nucleo familiare tradizionale. La maggioranza degli italiani la pensa come noi».

In merito al DDL Cirinnà, è intervenuto con una nota stampa anche il sindaco di Verona Flavio Tosi:

Anche all’interno del mondo cattolico c’è una larghissima maggioranza convinta che sul tema delle unioni civili è giusto riconoscere lo stato di fatto, vale a dire che la società ormai è cambiata e quindi che è giusto normare la materia perché le coppie di fatto, siano esse costituite da persone dello stesso sesso, che sono un’esigua minoranza, siano esse composte da un uomo ed una donna, che sono la stragrande maggioranza, pongono un problema in termini di assistenza reciproca, patrimoniale, sociale sanitaria e quindi su questo è opportuno ci sia un intervento legislativo”. Questo il commento del Sindaco di Verona, Flavio Tosi, a margine della conferenza stampa tenuta dall'Associazione Verona Domani, guidata dal capogruppo della Lista Tosi in Consiglio regionale Stefano Casali. “Un intervento legislativo, però, che non può equiparare quel tipo di rapporti alla famiglia naturale, perché la Costituzione definisce la famiglia naturale e le prerogative che giustamente le vengono riconosciute in termini di maggior tutela rispetto a qualsiasi altro istituto. Il presidente del Consiglio avrebbe quindi oggi l’occasione di approvare una riforma sia con il consenso della stragrande maggioranza degli italiani che una larghissima maggioranza parlamentare se non fosse ricattato dalla sinistra “comunista” del suo partito, come dimostra il caso della stepchild adoption, un problema marginale, che su quasi 23 milioni di famiglie ne riguarda al massimo una decina, ma che, per volontà della senistra del PD, sembra diventato il problema centrale ed è diventato il principale punto in discussione da tutte le parti. Una proposta, questa, che oltre ad essere incostituzionale, è profondamente sbagliata perché aprirebbe il varco all’adozione da parte delle coppie omosessuali e quindi la parificazione di quel rapporto al matrimonio. E' quindi una questione strumentale perché rischia di spaccare il Paese e rendere profondamente sbagliata e impopolare una riforma che, se il Premier rinunciasse a questo punto, sarebbe considerata giusta e larghissimamente condivisa”.

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