Uccide madre e sorella, le fa a pezzi e getta i loro corpi nelle acque dell'Adige

Andrei Filip ha confessato il duplice omicidio delle due, di cui si sono perse le tracce oramai da sabato: a denunciare la loro scomparsa era stata la figlia più grande

Alla fine ha confessato Andrei Filip, 20enne di origini romene, unico accusato per l’omicidio volontario della madre, Mirela Balan di 41 anni, e della sorellastra Larisa, 11 anni, i cui corpi devono ancora essere recuperati.

LE INDAGINI – La vicenda ha preso il via intorno alle 12.30 di martedì 16 febbraio, quando la figlia maggiore di Mirela, e sorella di Filip, si è recata dai carabinieri di Ronco all’Adige per denunciare la scomparsa della 41enne e della piccola. Da qualche giorno la 22enne non aveva loro notizie e la loro prolungata assenza l’aveva preoccupata. I carabinieri allora si sono recati in sopralluogo nella casa dove Mirela, Andrei e Larisa vivevano insieme, senza trovare però niente fuori posto: sembrava tutto normale, senza segni di lotta o qualcosa che potesse far pensare ad un aggressione. I militari allora si sono rivolti alla Prefettura, attivando la procedura di ricerca per le persone scomparse. Nel paese della Bassa veronese sono state fatte arrivare due unità di carabinieri cinofili, specializzati nel ritrovamento di individui scomparsi: i cani cosiddetti “molecolari”. I due preziosi animali, in tempi e momenti diversi, hanno indicato alle forze dell'ordine lo stesso punto sulla riva dell'Adige, immergendo il muso in acqua e sedendosi guardando il proprio conduttore. Un segno inequivocabile che le due erano transitate per quel punto ed è stato quindi richiesto l'intervento dei vigili del fuoco e dei loro sommozzatori, che hanno iniziato a scandagliare il letto del fiume, trovando giovedì una borsetta. Alcune conoscenti della donna e la figlia stessa, in precedenza avevano descritto proprio quel borsello di proprietà di Mirela ai militari: la mancanza di un gancio poi, ha confermato la tesi che l'oggetto le appartenesse.
Nonostante il ritrovamento però, le indagini dei carabinieri sono proseguite a 360°: nessuna ipotesi infatti poteva essere esclusa, neppure quella del suicidio. Il Maresciallo Maggiore di Ronco all'Adige Riefoli e il brigadiere Siechi però, da anni presenti su un territorio che conosco molto bene, hanno iniziato ad avere i primi sospetti.
Alcuni accertamenti hanno permesso di appurare che nella serata di sabato erano stati prelevati 200 euro con il bancomat della 41enne e che altri tre tentativi di prelievo erano stati fatti senza successo presso la Banca Popolare di Verona di Albaredo: la carta infatti aveva una disponibilità giornaliera proprio di 200 euro, ma chi l'aveva in mano a quanto pare non lo sapeva. Da lì ha iniziato a prendere forma l'ipotesi di un allontanamento non volontario delle due, con il telefono di Mirela impossibile da rintracciare, a differenza di quello del figlio.
Già, Andrei, che in quei giorni si era recato in Romania a trovare il padre e che sarebbe rientrato nella notte tra giovedì e venerdì. Arrivato a casa della sorella dopo il lungo viaggio in pullman, è stato prelevato dai carabinieri alle 3.30 di venerdì mattina dall'auto privata di uno degli uomini dell'Arma, che non volevano allarmarlo ma bensì metterlo a suo agio.
Ancora stordito, è stato portato in caserma dove ha iniziato a rispondere alla domande dei militari. Le sue affermazioni incerte e il suo nervosismo però non hanno convinto gli investigatori, fino a quando, intorno alle 7.30 del mattino, non ha detto: "Ho tagliato la testa a mia madre". I carabinieri allora hanno avvisato il Pubblico Ministero, che ha chiamato un avvocato d'ufficio per parlare con il ragazzo, come del resto stabilisce la legge.

LA CONFESSIONE - Fermato quindi per duplice omicidio volontario e occultamento di cadavere, Andrei tra le 15 e le 17 di venerdì 19 febbraio ha confessato l'intera vicenda.
Il 20enne viveva nell'abitazione di via Teiolo 26 con la madre e la piccola Larisa, ma i rapporti con la prima erano tesi oramai da tempo: il ragazzo lavorava occasionalmente come bracciante e spesso quindi chiedeva denaro alla madre, che però era stanca di questa situazione. Il giovane inoltre intendeva stabilirsi nella casa materna con la propria fidanzata, senza però incontrare il favore della 41enne. Già il 10 febbraio tra i due era scoppiata una furibonda lite e quando alle 18 di sabato gli ospiti presenti hanno abbandonato la casa, la situazione è precipitata. "Quando te ne vai di casa?", "La prossima settima". Questo l'inizio dell'ennesima discussione, con Mirela che ha seguito il figlio al piano di sopra incalzando con le sue domande. Colto da un raptus allora, ha bloccato la madre dalle spalle e ha impugnato il coltello, infliggendole un profondo taglio sulla gola. I lamenti della donna moribonda però hanno attirato l'attenzione dell'11enne, che il ragazzo ha chiamato quindi su al primo piano e strozzato con le sue mani.
Andrei allora ha lasciato momentaneamente lì i due corpi per andare al parco, prima di rientrare in casa intorno alle 22 per liberarsene: con un secondo coltello da cucina, più grosso del precedente, ha smembrato i resti di madre e sorellastra, per poi metterli in tre sacchi di plastica ben chiusi che ha buttato nello stesso punto dell'Adige, all'altezza del ponte che si trova a 500 metri da casa sua, in tre viaggi.
Rientrato in casa definitivamente alle 23.30, ha pulito ogni traccia con mocio e secchio, prima di coricarsi intorno a mezzanotte.
Il mattino seguente ha gettato nel fiume la borsetta della madre per sviare le indagini, dopodiché è andato a pranzo da alcuni amici alle 13. Con il proprio bancomat ha prelevato 260 euro prima tornare torna a casa, in attesa di un altro amico che alle 14.40 lo ha portato a San Bonifacio, dove è salito sul pullman diretto in Romania per andare a trovare suo padre.
Rientrato poi in Italia, è stato subito prelevato dai carabinieri.

In seguito alla sua confessione è stato chiesto l'intervento dei subacquei di Genova dei carabinieri, che sono giunti in venerdì ad Albaredo in 5, con una strumentazione apposita, per cercare i tre sacchi contenenti i corpi smembrati delle due.

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Nella casa invece lavorano i Ris di Parma e l'aliquota veronese della scientifica, alla ricerca di tutte le prova che possano essere utili a confermare la versione del ragazzo.

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