Tornato dalla moglie che lo ospita in cantina, la picchia e la minaccia

Da una decina di giorni se ne era andato di casa, ma è stato costretto a tornarvi per i provvedimenti contro il Covid-19: la situazione però è presto degenerata, anche davanti agli occhi dei due bambini piccoli

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Da una decina di giorni lo aveva ripreso in casa, dopo che le forze dell'ordine lo avevano fermato a spasso nonostante i provvedimenti per arginare la pandemia di Covid-19, ma il 28 marzo è stata costretta a chiamare il 113, a causa di un nuovo episodio di violenza. Quando le Volanti della Polizia di Stato sono arrivate sul posto lui non c'era più, ma i segni della lite sarebbero stato evidenti: un televisore fracassato insieme al mobiletto, la casa in disordine e la porta dell'appartamento danneggiata. Come hanno riferito le forze dell'ordine, nella casa di borgo Roma era presente anche la vittima, una donna anch'essa di origine nordafricana e classe 1990, insieme ad un'amica che stava ospitando: con loro anche i due figli della prima, uno di 7 anni che sarebbe nato da una precedente relazione e uno di 2, nato invece dal matrimonio con A.N..
A.N., classe 1982 di origine marocchine, senza fissa dimora, con alle spalle precedenti per spendita di denaro falso, denunciato per lesioni e minacce e con il permesso di soggiorno in regola, si era allontanato dall'abitazione situata in borgo Roma poco prima dell'arrivo degli agenti, ma la descrizione fornita dalla vittima ha permesso loro di rintracciarlo in via Capodistria intorno alle 14.

LA VICENDA - I due si erano sposati nel 2016, ma fin da subito lui si sarebbe mostrato violento. La moglie avrebbe comuque provato a tenere in piedi l'unione, soprattutto per amore dei figli, ma alla fine avrebbe comunque chiesto aiuto alle forze di polizia e A.N. alla fine di febbraio avrebbe infine lasciato l'abitazione. Il 18 marzo però è stato costretto a chiedere ospitalità alla donna, che gli avrebbe messo a disposizione la cantina, facendolo entrare in casa solo per magiare ed utilizzare il bagno.  
In precedenza l'uomo si sarebbe lasciato andare ad alcuni episodi di rabbia, fino ad esplodere definitivamente il 28 marzo. Intorno alle 13 di sabato l'uomo avrebbe chiesto di andare in bagno, ma una volta entrato in casa si sarebbe appropriato delle chiavi delle varie stanze, avrebbe chiuso l'ospite in sala insieme ai bambini e insieme alla moglie vittsi sarebbe chiuso in un altro locale. Qui sarebbe scoppiata la lite, con la donna che le avrebbe urlato che non voleva aver più niente a che fare con lui, mandando su tutte le furie l'uomo, al punto che l'avrebbe picchiata minacciandola ad alta voce («T'ammazzo»), impedendole di mettere mano al cellulare che si trovava sotto un cuscino. Non solo, secondo quanto appurato, avrebbe cercato di strangolarla prima di sporgerla pericolosamente fuori dalla finestra. 

LA FUGA - La donna però, con uno stratagemma, sarebbe riuscita a convincerlo ad aprire le porte e a quel punto è scappata sul pianerottolo per cercare aiuto. A.N. nel frattempo avrebbe scaricato la propria ira sul televisore, davanti ai bambini presi dal panico. A quel punto l'amica sarebbe riuscita a dare il telefono alla padrona di casa, che ha potuto finalmente avvisare la Polizia. 
A.N. quindi è scappato e gli agenti hanno trovato la donna in lacrime, al punto che a stento riusciva a parlare. Una volta calmatasi ha raccontato la vicenda e fornito la descrizione dell'uomo, che è stato dunque arrestato per maltrattamenti in famiglia. 
Lunedì mattina si è tenuta l'udienza nella quale il giudice ha convalidato il provvedimento e fissato il processo al 28 aprile: fino ad allora A.N. potrà restare in libertà, purché si tenga a distanza dall'abitazione. 

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