Terrazzo, costruzione della diga sull'Adige: un secco no arriva anche dal WWF

La sede locale dell'associazione ambientalista ha sollevato diversi dubbi sulla costruzione di una diga in località Rosta in vista della centrale idroelettrica che sorgerà sull'Adige

Già i primi di luglio, in conferenza stampa con il presidente della Provincia Antonio Pastorello, le amministrazioni locali avevano espresso i propri dubbi in merito alla costruzione di una diga in località Rosta a Terrazzo; sulla riva sinistra dell'Adige, la diga ricade sul comune di Terazzo, mentre sulla riva destra, la competenza è di Badia Polesine. Ora, contro il progetto che ricade nella realizzazione di una centrale idrolettrica sul fiume, si è espressa anche la sede veronese del WWF.

Come riporta L'Arena, per l'associazione ambientalista "L'Adige non è e non può essere considerato alla stregua di un canale industriale: è un importante corridoio biologico, anche a valle di Verona e fino all'Adriatico. Il progetto è causa di una intollerabile compromissione del prezioso sistema fluviale che l'Adige rappresenta". Ciò è quanto dichiara il WWF veronese in una nota. Il suo punto di vista sulla diga si unisce ai pareri contrari dei colleghi di Rovigo, Padova e Venezia, dei sindaci delle località interessate, dei presidenti delle province di Verona e Rovigo, dei consorzi di bonifica e degli altri enti coinvolti.

La nota continua, come riporta il quotidiano L'Arena, dichiarando che: "Ci opponiamo inoltre, fin d'ora, ad altri progetti, ora in fase istruttoria, volti alla realizzazione di nuove dighe in provincia di Verona, a monte e a valle della città, e a un ulteriore sfruttamento di dighe già in funzione. Ci opponiamo a un uso a dir poco troppo spregiudicato ed aggressivo della risorsa Adige, come pare essere il replicarsi di nuove dighe a breve distanza una dall'altra. Ogni intervento importante sul fiume, e una diga lo è certamente, genera conseguenze sia a valle che a monte, conseguenze poi sopportate dalle comunità locali. I processi decisionali dovrebbero essere presi quindi con la partecipazione di tutti i portatori di interesse". Il fiume Adige, continua l'intervento, "va arricchito con piantumazioni in golena come già avvenuto a Legnago e a Villa d'Adige, va protetto e restaurato eliminando gli scarichi di limi o di altro genere come già avvenuto a nord di Verona, va conservato quale importante fattore nella preziosa compagine fluviale padano-veneta. La diga alla Rosta, con il suo sbarramento di 150 metri, che alzerebbe la quota del fiume di ben 5 metri, realizza una piena permanente che indebolisce gli argini maestri aggravandone la permeabilità, ne riduce la sicurezza idraulica, altera l' ambiente di vita delle specie che popolano il letto e le rive del fiume e inserisce con la sua struttura un assurdo confine alla libera dinamica della vita fluviale. Contravviene inoltre ai dettami degli strumenti urbanistici che governano quelle aree classificate nel Pat di Badia come «non idonee, fortemente penalizzanti e propense al dissesto» mentre il Pat di Terrazzo con le sue Nta, le norme tecniche di attuazione, ne vieta la trasformazione per gli «effetti negativi permanenti» che provocherebbe. Quanto precede legittima l'affermazione che la diga costituirebbe una compromissione dell'intero ecosistema del fiume, con ripercussioni per almeno 20 chilometri a monte e fino al mare a valle. Nè vale considerare che la centrale genererebbe 8 megawatt di energia rinnovabile in quanto, in questo caso, il vantaggio energetico conseguito, a nostro avviso, sarebbe decisamente inferiore al costo ambientale. Per tutti questi motivi ci uniamo ai pubblici amministratori responsabili, agli agricoltori, agli amanti della natura e del fiume, della società civile: la diga alla Rosta responsabilmente non si può e non si deve fare". Dunque, la diga di Terrazzo ha ora un nuovo antagonista.

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