A Pescantina i richiedenti asilo sono in gran parte bambini, ma è comunque alta tensione

Non sono mancati momenti di tensione dopo l'insediamento dei 23 profughi a Villa Vezza

Villa Vezza a Pescantina

Sono 23 i richiedenti asilo giunti nella mattinata di ieri, venerdì 25 agosto, nel Comune di Pescantina dove alloggeranno all'interno della struttura in stile Liberty di Villa Vezza. Le polemiche, come ormai d'abitudine, non sono mancate, tra chi grida allo scandalo e chi invece invoca solidarietà e spirito di caritatevole accoglienza. All'interno dell'edificio sono stati collocati sei nuclei familiari provenienti dalla Nigeria, dal Camerun e dal Ghana. Delle 23 persone ben 11 sono dei bambini, praticamente la metà, tutti di età prescolare.

Le proteste e le discussioni dei mesi scorsi si sono concretizzate nel pomeriggio di ieri, con l'insediarsi spontaneo di un presidio dinanzi alla villa, situata tra via Are e via Prese, imbastito dal gruppo "Verona ai Veronesi". Il sindaco della cittadina, intervistato da L'Arena, ha rivendicato il risultato di aver ottenuto che la prefettura inviasse delle famiglie, e non solo degli uomini, auspicando che si possa sviluppare un'«accoglienza con il cuore», ma al momento le prime avvisaglie non sembrerebbero andare esattamente in questa direzione.

Uno spiacevole episodio si è infatti verificato proprio ieri, quando montava la protesta all'esterno della villa e un'automobile, appena fuoriuscita dall'abitazione con a bordo probabili dipendenti della cooperativa che ha in gestione la struttura, è stata avvicinata da alcuni manifestanti. La vettura è ripartita sgommando ed ha accidentalmente urtato una signora, la quale è lievemente rimasta contusa ed è stata poi soccorsa da un'ambulanza.

Insomma, non esattamente il modo migliore per iniziare quella che si preannuncia essere una difficoltosa convivenza, nonostante, e va ribadito, la presenza di un alto numero di bambini all'interno della villa con le rispettive famiglie. Spetterà anche alle forze dell'ordine vigilare affinché il labile confine della manifestazione del dissenso politico, non sconfini in quello della violenza bruta, così come purtroppo già in diverse altre simili occasioni si è avuto modo di verificare.

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