Tagli al trasporto pubblico locale, chiesto l'intervento della Regione

A chiederlo sono Adiconsum, Fare! e PD. L'ente regionale, dicono, dovrebbe compensare la riduzione delle risorse da Roma. Altrimenti, il rischio è che si scarichi tutto sui cittadini

Era annunciato da tempo il taglio delle risorse per il trasporto pubblico locale su gomma, ma del problema se ne è discusso poco, probabilmente anche a causa delle elezioni amministrative che hanno interessato anche la provincia di Verona. Sta di fatto che da Roma arriveranno meno soldi e la Regione Veneto non ha pensato di compensare il taglio, come spiegato dalla Cgil. Il sindacato auspica l'intervento dell'ente regionale, e con la Cgil c'è anche Adiconsum Verona.

Le conseguenze di un eventuale taglio saranno gravi nelle frazioni veronesi più decentrate o nelle aree montane, dove il trasporto su gomma svolge anche un'utilità sociale - ha dichiarato il presidente Davide Cecchinato - Ma anche in città sulle tratte meno appetibili, come quelle che collegano il centro con, ad esempio, il Quadrante Europa, sede di parecchie attività e uffici. Al riguardo è auspicabile che in un eventuale tavolo di confronto regionale, a cui dovrebbero partecipare anche le associazioni di consumatori, prevalga il buon senso.

Per Adiconsum, le risorse per il trasporto pubblico su gomma sono fondamentali, anche perché il trasporto ferroviario nel veronese è carente.

Purtroppo dobbiamo denunciare che esiste un Veneto a due velocità - prosegue Adiconsum - I cittadini sono discriminati: quelli del Veneto orientale hanno un servizio ferroviario migliore e la Regione garantire a tutti lo stesso livello di offerta. Ad esempio il trasporto regionale nelle tratte Bolzano-Verona-Bologna e Verona-Mantova ha un potenziale ben maggiore rispetto all'attuale. Si potrebbero garantire partenze ogni 15-20 minuti anzichè circa ogni ora come avviene oggi. È solo questione di volontà politica. Sarebbe, inoltre, interessante proporre l'indagine sulla qualità del servizio e la soddisfazione della clientela per la tratta Verona-Legnago, sicuramente i risultati non sarebbero di alto gradimento visto i continui e frequenti disagi subiti dai pendolari

E la questione dei tagli al trasporto pubblico locale diventa anche politica, con PD e Fare! che sollecitano la Regione, perché senza il suo intervento, le soluzioni alternative per coprire le mancate risorse statali potrebbero essere anche l'aumento del biglietto degli autobus oppure il taglio, anche solo temporaneo, di alcune corse.

È apprezzabile l'impegno di Atv nel rinnovare la flotta con l’acquisto di 67 nuovi bus - fanno sapere dal PD - In passaggi delicati come questo è la Regione il soggetto chiamato a incentivare la mobilità sostenibile come del resto fanno normalmente Lombardia ed Emilia Romagna, che ogni anno integrano il finanziamento statale con fondi propri diretti al potenziamento del servizio a beneficio dei cittadini. Quello della Regione non dovrebbe essere considerato un rincalzo ma un sostegno strategico rivolto a sviluppare l'unica forma di trasporto in grado di decongestionare le strade dal traffico e ridurre i livelli di inquinamento nelle nostre città.  Da parte sua il Comune di Verona dovrebbe pensare a forme di incentivo e agevolazioni affinché il trasporto pubblico diventi una vera alternativa per le famiglie e non solo il mezzo che porta gli studenti da casa a scuola. In attesa dell'agognato filobus, che chissà se mai vedremo, servono provvedimenti viabilistici per rendere i bus e il trasporto pubblico in generale più veloce e attraente, in grado di raccogliere sempre più passeggeri. Infine da anni si attendono interventi concreti a favore della mobilità ciclistica, l'altro pilastro su cui deve poggiare una strategia di riconversione in senso sostenibile del sistema della mobilità urbana.

E se la Regione non vuole tirare fuori i soldi dalle sue casse, Flavio Tosi di Fare! consiglia di bussare alla porta di Trenitalia.

Il contratto di servizio tra la Regione e Trenitalia che decorre dal 1 gennaio 2015, è stato firmato solo il 1 novembre 2016 - scrive Tosi - In tale contratto Trenitalia prevedeva investimenti per 220 milioni. È pertanto verosimile che nei due anni di tempo tra la decorrenza del contratto e la firma effettiva Trenitalia non abbia effettuato tutti gli investimenti, e che abbia pertanto ottenuto consistenti margini, calcolabili in almeno 20 milioni. Pertanto, Zaia chieda che Trenitalia si faccia carico dei tagli utilizzando i margini generati dai ridotti investimenti.

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