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Cronaca

Stupratore seriale in carcere: accusato di dieci violenze

L'uomo, un romano di 46 anni, aggrediva e rapinava le prostitute in Zai e sulla Statale 11

In poco più di un anno aveva seminato il panico tra le prostitute veronesi, adesso per Massimiliano Maria De Antonis, 46enne romano, è scattato l’ordine di custodia cautelare in carcere. L’uomo è accusato di violenza sessuale per almeno 10 episodi accaduti a partire del 26 dicembre del 2009. L’ordine di custodia cautelare in carcere è stato notificato lunedì scorso (17 gennaio 2011, ndr) dagli agenti della Questura di Verona su ordine del giudice Monica Sarti.

De Antonis, di professione corriere espresso, è accusato di dieci episodi, avvenuti soprattutto in zona Zai e sulla Strada Statale 11, praticamente uno al mese. Gli uomini della Polizia sono arrivati a lui grazie alla segnalazione di una prostituta rumena avvenuta il 31 luglio 2010. Da qui, infatti, sono partite le indagini e sono stati fatti gli accertamenti che hanno portato alla scoperta degli altri casi di violenza, per un totale di dieci. Il modus operandi era sempre lo stesso. L’uomo girava in macchina, una Toyota grigia, sceglieva la povera sventurata, contrattava il sesso a pagamento, poi la faceva salire in auto e si appartava con lei poco distante. Appena fermata l’automobile il 46enne estraeva una pistola e costringeva la poveretta ad un rapporto sessuale. Mentre il rapporto si consumava l’uomo riusciva anche a mettere mano alla borsetta della donna da cui prelevava i contanti e l’incasso della serata.


Le indagini sono proseguite per un anno a causa della difficoltà di rintracciare ed identificare il responsabile delle violenze, fino alla svolta, che risale a fine luglio, grazie alla denuncia di una delle aggredite rumene. A carico dell’uomo, già fermato in carcere, sono piovute a cascata tutte le altre denuncie per aggressione, minacce, violenza sessuale e rpaina in cui sembrava coinvolto. Le indagini degli agenti hanno portato al recupero del numero di targa della Toyota, che l’uomo copriva durante i rapporti e che era intestata alla madre, ed all’accertamento, attraverso il segnale del cellulare, dei suoi spostamenti durante le serate in cui sono avvenute le violenze.

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