Lockdown e condizioni meteo, polveri sottili diminuite anche di un terzo

Arpav ha pubblicato i risultati di uno studio realizzato tra il 23 febbraio e il 31 marzo. Cali anche del 50% nelle concentrazioni di biossido di azoto nell'aria e del 32% per il PM 10

L'inquinamento nell'aria in pianura padana visto dal satellite (Foto di repertorio)

La situazione generata dall'emergenza Covid-19 ha rappresentato un evento unico che ha permesso di studiare gli effetti delle importanti restrizioni, applicate per motivi sanitari, sulle emissioni in atmosfera e sui livelli di inquinamento dell'aria.

Uno studio di Arpav illustra i risultati delle valutazioni effettuate, per il territorio regionale e nel periodo dal 23 febbraio al 31 marzo 2020, utilizzando tre diversi approcci: l'analisi delle concentrazioni degli inquinanti (biossido di azoto, PM 10, monossido di azoto), misurate dalle stazioni di monitoraggio dei capoluoghi di provincia; la stima delle variazioni delle emissioni inquinanti dei settori interessati dalle restrizioni del lockdown; la valutazione delle concentrazioni stimate dal sistema modellistico Spiair, impiegato per la valutazione integrata dell'inquinamento atmosferico.
Per l'elaborazione dei dati Arpav si è avvalsa della collaborazione del dipartimento di ingegneria dell'università di Padova.

I risultati fanno emergere una diminuzione delle emissioni da traffico dal 30 all’80%, a seconda del periodo del lockdown, per i veicoli leggeri sulle strade urbane ed extraurbane, e un decremento dal 24 al 97% delle emissioni da aeroporti. Per contro, le emissioni da riscaldamento domestico civile non hanno subito contrazioni, anzi, si è registrato un lieve incremento, probabilmente per la maggiore permanenza della popolazione in casa.
Per quanto riguarda le concentrazioni degli inquinanti in aria, si sono registrate, a seconda delle province, diminuzioni variabili dal 19% al 50%, per il biossido di azoto e dal 22 al 32% per il PM 10, rispetto alla media degli anni 2016-2019. In generale questa diminuzione può ricondursi sia alla riduzione delle emissioni che all’influenza delle condizioni meteorologiche occorse nel marzo 2020.

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Lo studio sarà utilizzato nel progetto europeo Life Prepair che valuta l'inquinamento dell’aria nel bacino padano e nel progetto nazionale Pulvirus su pandemia e inquinamento dell’aria promosso da Istituto superiore di sanità, Enea, Ispra e Sistema nazionale delle agenzie.

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