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Studenti protestano a Verona contro il rinvio del rientro in classe: «Non siamo marionette»

Oggi secondo le indicazioni originarie del governo le scuole superiori avrebbero dovuto tornare parzialmente in presenza, poi è arrivata l'ordinanza di Zaia, quindi il rinvio nazionale all'11 gennaio. Intanto gli studenti lanciano l'allarme: «La dispersione e l'abbandono scolastico sono in aumento»

 

Il rinvio della riapertura delle scuole in Veneto all'1 febbraio ha suscitato tante critiche da parte di docenti e studenti in tutto il Veneto. La Rete degli Studenti Medi di Verona ha voluto lanciare un video-appello a livello regionale e i suoi componenti fanno sapere che oggi, giovedì 7 gennaio, si sono ritrovati davanti al Liceo Montanari, in Stradone Maffei, per chiedere alla Regione Veneto un piano concreto per la prossima riapertura delle scuole. «Siamo davanti al Montanari e davanti all'Ufficio Scolastico Regionale a Venezia, nel pieno rispetto dei decreti, perché non possiamo permetterci di rimanere con le mani in mano dopo la proroga della chiusura delle scuole per la mancanza di un piano. - dichiara Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona - Guardando ai contagi sappiamo perfettamente come il Veneto non abbia avuto un'organizzazione virtuosa, ma la scarsa pianificazione e la noncuranza nei confronti dei giovani non può pesare ancora sulle spalle di migliaia di studenti e docenti. Non ci stiamo, non siamo marionette da spostare a piacimento».

Gli Studenti della Rete di Verona spiegano poi che la decisione di ritrovarsi oggi, giovedì 7 gennaio, vuole essere un segnale forte, essendo il giorno in cui, secondo le originarie indicazioni del ministero, si sarebbero dovuti riaprire finalmente i cancelli delle scuole superiori del Paese. «Non possiamo accettare che si dia una comunicazione così importante a soli tre giorni dalla presunta riapertura delle scuole, facendosi trovare senza alcun piano per trasporti, spazi e tamponi. Bisogna tornare a fare scuola in presenza: la DAD è, dati alla mano, uno strumento di emergenza che però, nel lungo periodo rischia di fare abbandonare gli studi a 34 mila adolescenti. - commenta Lorenzo Baronti della Rete degli Studenti Medi di Verona - Se non troviamo un modo di riaprire le scuole in sicurezza le conseguenze per la nostra generazione saranno purtroppo significative. Qui l'unico piano per l'istruzione pubblica sembra essere un piano di distruzione!».

«Ci siamo mobilitati perché troviamo assurdo che la priorità della nostra Regione sia tenere aperti centri commerciali ed aziende piuttosto che le scuole superiori. Non ci sono stati sufficienti interventi sui trasporti, spazi ed i tamponi per personale e studenti», dichiara ancora Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona. «Le scelte del governo e degli amministratori locali non possono ignorare quanto sempre più voci autorevoli anche all’interno del CTS denunciano, ossia che gli effetti negativi del Covid sui giovani sono più indiretti che diretti. La dispersione e l'abbandono scolastico sono in aumento, - afferma Rachele Peter di Ridateci la Scuola - assistiamo ad un rilevante incremento di disagio psicologico dei ragazzi inevitabilmente legato al protrarsi della chiusura delle scuole. La scuola non è un luogo prioritario di contagio e la chiusura delle sole scuole è una misura che non ha una efficacia concreta per il contenimento della pandemia, mentre l’utilizzo ormai strutturale della DAD genera danni profondi sia dal punto di vista cognitivo che socio economico. Urge una programmazione seria, concreta e responsabile, alla quale devono contribuire tutte le istituzioni responsabili, per consentire una riapertura in presenza e in sicurezza».

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