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Stop a friggitorie e cibi etnici in centro: il Comune blocca le nuove aperture

“Grazie a questo provvedimento – ha detto Tosi – non sono ammesse aperture ex novo di attività artigianali del settore alimentare che producano e vendano cibi la cui preparazione possa incidere sul decoro della città"

Il Sindaco Flavio Tosi, insieme agli assessori alle Attività economiche Marco Ambrosini e all'Urbanistica Gian Arnaldo Caleffi e al capogruppo della Civica per Verona Massimo Piubello, ha illustrato oggi, 22 febbraio, la delibera approvata in via definitiva dal Consiglio comunale, che vieta in centro storico l'apertura di nuove attività artigianali per la produzione e la vendita di cibi etnici. La delibera è stata integrata con un emendamento, che contingenta all'interno del centro storico l'apertura di nuovi locali che svolgano almeno per il 50 per cento attività di friggitoria. L'emendamento, che è già in vigore, tornerà all'esame dell'aula per l'approvazione finale, decorsi i 60 giorni necessari per la pubblicazione e le eventuali osservazioni dei cittadini.
“Grazie a questo provvedimento – ha detto Tosi – non sono ammesse aperture ex novo di attività artigianali del settore alimentare che producano e vendano cibi la cui preparazione possa incidere sul decoro della città, questo a tutela non solo del patrimonio storico ed architettonico del centro ma anche della tradizione e della tipicità culturale del territorio veronese”.

“La variante al Prontuario per la mitigazione ambientale 'Norme tecniche sui fronti commerciali e affacci sulle aree pubbliche' del Piano degli interventi – ha spiegato Caleffi – disciplina in maniera più restrittiva la possibilità della Camera di Commercio di autorizzare alcune tipologie di insediamenti di distribuzione alimentare”.
“Di fatto – ha concluso Ambrosini - in centro storico non sarà più possibile aprire attività d’asporto di cibi etnici, riferibili alla cultura orientale e medio orientale (kebab, gyros), ed esercizi che vendano prodotti fritti in via esclusiva o prevalente (friggitorie, panzerotterie), ossia in misura superiore al 50 per cento dell’offerta gastronomica”.

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