Lasciato dopo i tradimenti, perseguita e terrorizza la ex: stalker in carcere

Attenderà la sua udienza a Montorio, il 33enne arrestato dai carabinieri di Negrar che avrebbe minacciato e vessato la sua ex compagna dopo la loro separazione, avvenuta alla fine del mese di aprile

I carabinieri di Negrar di Valpolicella

Domenica sera, dopo l’ennesimo episodio, i carabinieri della stazione di Negrar di Valpolicella hanno tratto in arresto un 33enne italiano per atti persecutori nei confronti di una donna del posto, che aveva messo fine alla loro relazione durata tre anni. La vicenda aveva preso il via solamente alla fine di aprile, ma si è sviluppata con un accelerazione ed un’intensità tali, che i militari sono stati costretti ad effettuare numerosi servizi di osservazione e protezione nei pressi della casa della donna, temendo per la sua incolumità fisica.

La vicenda

Intorno alla fine dello scorso mese, dopo 3 anni di frequentazioni libertine che lei aveva ogni volta tollerato solo perché l’uomo le garantiva che sarebbe stata l’ultima, la donna avrebbe scoperto che il fidanzato si era nuovamente iscritto ad un sito di incontri e ha deciso di chiudere definitivamente la relazione. Nei primi giorni sembrava che lui avesse preso bene la fine della loro storia, ma dopo poco tempo sarebbe arrivata la sua reazione: dai primi di maggio infatti sarebbero scattati messaggi e telefonate ad ogni ora del giorno e della notte con la preghiera di tornare insieme. Quando la ex ha iniziato a non rispondere più, il 33enne avrebbe rivolto le stesse attenzioni alla figlia maggiorenne della donna, nel tentativo di farle fare da mediatrice e con l’effetto di traumatizzare anche lei. Questo fino al 4 maggio, dopodiché l’ex fidanzato avrebbe cominciato a presentarsi sotto casa di lei e di alcuni suoi familiari, dove credeva si fosse rifugiata. La sera stessa avrebbe suonato il campanello e bussato alla porta della vittima, con tale insistenza che un vicino di casa, suo conoscente, si è offerto di parlargli e lo ha tenuto tranquillo ospitandolo in casa fino a notte fonda.
Il mattino seguente, quando la donna è uscita per andare a lavorare, ha notato un biglietto infilato sotto la porta di casa e poi si è trovata l’uomo fuori dal portone che le chiedeva di parlare. Terrorizzata, ha chiamato il 112 e l’operatore le ha consigliato di recarsi immediatamente alla stazione dei carabinieri di Negrar, rimanendo in linea con lui finché non fosse arrivata davanti alla caserma o non fosse stata raggiunta da una pattuglia che nel frattempo era stata inviata. E così ha fatto: è salita in macchina e si è diretta verso il centro del comune della Valpolicella, mentre il suo ex, salito in sella al motorino, l'ha seguita fino a quando non ha capito che si stava recando dai militari. In caserma, in lacrime, la vittima ha sporto querela e, proprio mentre formalizzava la denuncia per stalking, ha ricevuto un messaggio via Whatsapp con le prime minacce di morte che i militari hanno potuto leggere in diretta. Da allora sarebbe stato un crescendo di messaggi (a volte minatori a volte di supplica a tornare insieme), appostamenti sotto casa, lanci di uova contro le finestre, pedinamenti fino a Verona e danneggiamenti alle autovetture della donna e della figlia.

Escalation

Il 10 maggio il livello della persecuzione si sarebbe alzato ancora di pù: la donna avrebbe ricevuto un messaggio con la minaccia di pubblicare sui social una sua foto intima, che intanto l’uomo aveva già inviato alla figlia; il 15 avrebbe scoperto che la sua foto è stata pubblicata anche su un sito di scambisti; il 17 dello stesso mese le minacce di morte sarebbero state inviate tramite Facebook e intanto telefonate e messaggi continuavano ad arrivare, fino a 50 al giorno. 
Nella tarda serata del 22 maggio la donna si stava accingendo ad aprire il portone del condominio, quandi sarebbe stata afferrata alle spalle e spinta all'interno dall'ex, che le avrebbe detto di voler solo parlare. Lei allora avrebbe iniziato a gridare, dicendo che avrebbe chiamato i carabinieri ed estraendo il cellulare dalla borsa. L'uomo però glielo avrebbe strappato via dalle mani e, dopo averla spinta, si sarebbe allontanato con il telefono e le chiavi di casa, che erano rimaste nella serrature del portone. Quando i carabinieri sono intervenuti, il 33enne si era già allontanato e ad un suo conoscente che lo ha rintracciato telefonicamente, avrebbe ribadito le minacce alla vittima, udito anche dagli operatori del 112. Le forze dell'ordine hanno provato a cercarlo a casa senza successo, ma in piena notte si sarebbe ancora attaccato al citofono della donna, per poi scappare tra i vigneti prima che la pattuglia potesse tornare sul posto. 

Denucia e arresto

I carabinieri hanno chiesto ed ottenuto un decreto di perquisizione, ma l’uomo sarebbe stato introvabile per tutto il 23 maggio. Domenica mattina però, quando la donna si è affacciata alla finestra lo avrebbe notato nascosto fra la vegetazione mentre la spiava e ha chiamato i militari, che lo hanno preso. Perquisito, sarebbe stato trovato in possesso delle chiavi di casa della ex, mentre il cellulare sarebbe stato rinvenuto nella sua abitazione, in un paese poco distante. Su tutte le furie, avrebbe continuato ad urlare miancce anche davanti agli uomini in divisa. 
Costretti a lasciarlo andare dopo averlo denunciato in stato di libertà, i carabinieri si sono preoccupati di garantire la sicurezza della denunciante e della figlia: per tutta la domenica pomeriggio, il 33enne sarebbe stato notato transitare a bordo del suo scooter nei pressi di casa della donna, pur senza fermarsi, probailmente perché non aveva la certezza che fosse tornata a casa dopo aver integrato la denuncia presso la stazione di Negrar.
Ma una volta calata la sera e notate le luci accese, avrebbe tentato nuovamente di avvicinare la ex compagna e attraverso i vigneti è giunto fin sotto le sue finestre. I carabinieri però erano appostati fra le frasche e, sentendolo pronunciare frasi sconnesse come se fosse in preda ad un raptus, lo hanno fermato, temendo che stesse per compiere un gesto inconsulto. Al termine di una breve colluttazione, è stato dunque immobilizzato, ma questa volta, in considerazione della gravità del fatto, della pericolosità del soggetto e dell’elevatissima probabilità di reiterazione del reato, l’uomo è stato tratto in arresto.
Una volta informato, il pm di turno presso la Procura della Repubblica di Verona, il dottor Aresu, ha disposto che l'uomo venisse condotto a Montorio in attesa dell’udienza di convalida. 
Mercoledì mattina il gip Livia Magri ha convalidato il provvedimento, disponendo la misura cautelare della custodia in carcere.

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