Domenica, 24 Ottobre 2021
Cronaca Veronetta / Piazza Isolo

Verona. Sputa in faccia ai poliziotti e li minaccia di morte. Processo rimandato al 29 maggio

Per Giuseppe Sciacca, in attesa del processo, è scattato comunque l'obbligo di firma. L'uomo, un catanese di 35 anni, era già stato segnalato molte volte, e in diverse città, per reati contro l'ordine pubblico

Intorno alla mezzanotte di sabato 11 aprile era stato segnalato al 113 un gruppo di persone che aveva creato seri problemi di ordine pubblico in un esercizio nei pressi di Piazza Isolo. Le Volanti che transitavano da Lungadige Re Teodorico avevano intercettato una persona le cui caratteristiche fisionomiche corrispondevano a quelle descritte dai cittadini che avevano richiesto l’intervento di polizia. L’uomo era stato quindi bloccato e identificato per i necessari controlli di sicurezza. Nel frattempo una decina di altri soggetti erano accorsi per dare man forte alla persona sottoposta al controllo, dimostrando astio e aggressività nei confronti degli agenti che stavano compiendo i doverosi accertamenti di rito, tanto da dover richiedere l’invio di rinforzi per evitare che la situazione degenerasse. Tra questi, anche un uomo che, manifestando un comportamento ambiguo, alternava un finto timore nei confronti dei poliziotti a vere esplosioni d’ira nei loro riguardi, proferendo slogan ingiuriosi e minacciosi del tipo “Sono il nuovo Aldovrandi, Uva e Cucchi”, “Due febbraio giorno da ricordare, gli sbirri si possono ammazzare”, ovvero facendo riferimento al 2 febbraio 2007 quando nelle vicinanze dello stadio di Catania venne assassinato l’ispettore della Polizia di Stato Filippo Raciti. L'individuo, Giuseppe Sciacca, è un catanese di anni 35. Da un controllo agli archivi elettronici risultava segnalato numerose volte all’autorità giudiziaria dalle forze dell’ordine di diverse province, che lo avevano arrestato o solo denunciato per vari reati contro l’ordine pubblico (in particolare resistenza a pubblico ufficiale, vilipendio delle istituzioni, istigazione a delinquere, porto abusivo di armi, radunata sediziosa, deturpamento e imbrattamento, danneggiamento, violenza privata, occupazione abusiva di edificio).

L'uomo si era messo in evidenza anche a Verona nell’ottobre del 2008, quando la Digos scaligera lo aveva arrestato per aver fatto esplodere nella notte precedente un ordigno deflagrante nella sede della Polizia Municipale di Parma. In quell’occasione, si era dichiarato “un anarchico” mostrando disprezzo per la polizia e, più in generale, per le Istituzioni dello Stato, anche al cospetto della stessa magistratura che era andata in carcere per interrogarlo. Poiché al terminale elettronico risultava pendente un “rintraccio per notifica atti”, lo Sciacca veniva informato della necessità di essere condotto in Questura, giusto il tempo necessario per la notifica. Ciò nonostante, si rifiutò di salire sulla Volante e sputò in faccia ad un agente che lo aveva colpito buttandolo a terra. A sua volta si era poi buttato a terra simulando di essere stato colpito al collo e fingendo uno svenimento. Al contempo una sua sodale, Maria Emilia Grigolini, una veronese di 39 anni, era intervenuta contro i poliziotti colpendoli con schiaffi, pugni e calci. I due sono stati ammanettati a fatica e caricati a forza su due differenti Volanti per essere portati in Questura. Lo Sciacca, nonostante le braccia immobilizzate, sdraiandosi sui sedili dell’auto aveva colpito con violenti e ripetuti calci i finestrini posteriori, fino ad infrangerne uno e mettere fuori uso la portiera.

In Questura il suo atteggiamento ostile non accennava a migliorare, anzi iniziò ad abbandonarsi a gesti autolesionistici (testate al muro e ai vetri di sicurezza) accusando la polizia di torturarlo “come Cucchi” e persisteva nell’umiliare con insulti e minacce di morte i poliziotti che tentavano di sorvegliarlo. Fatta intervenire l’ambulanza del 118, dapprima ha rifiutato le cure sanitarie e solo dopo insistenze ha accettato di farsi medicare all’arcata sopraccigliare, che perdeva sangue. Nel frattempo, durante la notte, una ventina di suoi compari si è radunata fuori dalla questura insultando le Istituzioni e chiedendo a gran voce la liberazione dei loro “compagni”.

Stamattina gli arrestati sono stati condotti in Tribunale per il rito direttissimo, come prevede la legge. In aula gli agenti hanno prodotto un dettagliato rapporto giudiziario con tanto di immagini videoregistrate a documentare i disordini occorsi fuori e dentro la Questura nella notte tra sabato e domenica, oltre al referto medico relativo alle lesioni patite da un poliziotto che era stato costretto a ricorrere alle cure del pronto soccorso. Il dibattimento però non si è tenuto perché il difensore ne ha ottenuto il rinvio richiedendo “i termini a difesa”. Gli arresti sono stati comunque convalidati dal Giudice, che ha poi rimesso i due in libertà. Nei confronti di Giuseppe Sciacca, in attesa del processo che si terrà il prossimo 29 maggio, il giudice ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, una volta al giorno, per attestare la sua presenza a Verona (il c.d. “obbligo di firma”).

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