Tre giorni negli abissi della Spluga per esercitarsi nei soccorsi

Per testare l'operatività di un gruppo del Corpo nazionale soccorso alpino si è ipotizzato il recupero di un infortunato con una frattura a una gamba dalla profondità di oltre 500 metri, alla base del "Pozzo del chiodo"

Tre giorni di esercitazione in una delle grotte più profonde e frequentate del Veneto, la Spluga della Preta, per testare le metodologie di intervento del Soccorso speleologico. Oltre quaranta tecnici della sesta Delegazione speleologica Veneto - Trentino Alto Adige hanno preso parte all'addestramento svoltosi il 5-6-7 luglio scorso alla Spluga della Preta. Questa cavità, per la sua fama (per anni è stato considerato l'abisso più profondo al mondo) è da sempre meta di varie spedizioni di speleologi provenienti dall'Italia e dall'estero. La sua morfologia interna è caratterizzata da profondi pozzi verticali intervallati da cunicoli e meandri stretti e sinuosi, che ne rendono difficoltosa e impegnativa la progressione ed estremamente complicato un eventuale intervento di soccorso.

Per testare l'operatività della sesta Delegazione speleologica del Cnsas, Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, in questo scenario complesso si è ipotizzato il recupero di un infortunato con una frattura a una gamba dalla profondità di oltre 500 metri e cioè dalla base del "Pozzo del chiodo". Proprio per la ristrettezza degli ambienti in cui ci si è trovati ad operare la prima fase del recupero è stata effettuata senza l'ausilio della barella, utilizzando in alternativa altra strumentazione sanitaria per l'infortunato. Appena gli ambienti si sono fatti più ampi, a partire dalla base del "Pozzo 88", il recupero è stato effettuato con la classica barella speleologica, che ha permesso il trasporto del ferito fino all'esterno della grotta attraverso l'ultimo pozzo che presenta una verticale unica di ben 131 metri completamente nel vuoto. I soccorritori erano suddivisi in due squadre all'interno della grotta e una esterna che ha provveduto al recupero sul pozzo d'ingresso e fornito il necessario supporto logistico.

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Le operazioni di recupero, protrattesi per oltre trenta ore (sono infatti iniziate nella notte di venerdì e si sono concluse alla mattina di domenica), sono state costantemente monitorate e coordinate dal campo base, posizionato all'esterno, attraverso una linea telefonica appositamente stesa lungo la cavità e grazie ad un sistema di radiotelefoni da grotta attualmente in fase di sperimentazione.
L'esercitazione è stata un importante banco di prova per valutare l'operatività della Delegazione in scenari complessi e ha permesso di provare nuove metodologie di intervento in grotte profonde, finalizzate a ridurre e ottimizzare tempistica e materiali da utilizzare durante l'emergenza.

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