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Spaccio a scuola e in centro, sei studenti in manette

Spaccio a scuola e in centro, sei studenti in manette

Spaccio a scuola e in centro, sei studenti in manette

Il loro quartier generale era il disco pub "Picapollo" che ora stato posto sotto sequestro

Nottata impegnativa per 60 uomini della polizia di Stato per la vasta operazione antidroga denominata “Fluss 2010”, che ha portato all’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip del Tribunale di Verona Guido Taramelli, nei confronti di altrettanti giovani studenti, quattro 19enni e due 26enni, tutti residenti a Verona, accusati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'operazione ha portato alla chiusura del disco-pub "Picapollo" di via Salisburgo. Nelle mire del pool di poliziotti coordinato dal dirigente della Squadra mobile di Verona, Gianpaolo Trevisi, del Reparto prevenzione crimine e del Reparto mobile di Padova e due unità cinofile antidroga,  sono rientrati nelle indagini altre tre persone, che ora si trovano in stato di libertà.

L’attività d’indagine, iniziata circa un anno fa dalla Mobile scaligera e coordinata dal sostituto procuratore di Verona, Francesco Rombaldoni, ha preso il via a seguito di alcune segnalazioni giunte su alcuni giovani che, nonostante la giovanissima età, svolgevano una florida attività di spaccio rivolta soprattutto ai giovani studenti, in qualsiasi ora della giornata, anche nel centro storico di Verona, come nei pressi dell’arco dei Gavi, del McDonald’s di corso Porta Nuova, in vicolo Guasto, in riva S. Lorenzo presso i giardini pubblici, nonché, presso la scuola frequentata, durante gli orari scolastici, prevalentemente prima dell’intervallo, dove all’interno dei bagni si appartavano per confezionare “spinelli” per poi rivenderli ai loro compagni d’Istituto.

Nel corso dell’indagine, le intercettazioni telefoniche disposte nei confronti degli indagati, hanno permesso agli investigatori di scoprire una fittissima rete di “clienti” con il quale erano in contatto e numerosi episodi di intimidazioni e minacce posti in essere contro coloro che non saldavano i debiti relativi all’acquisto della droga. E’ inoltre emerso, “Picapollo”, veniva utilizzato dagli indagati come luogo di richiamo e di spaccio di sostanze stupefacenti per i loro giovanissimi “clienti”, soprattutto nelle serate di giovedì e venerdì, sino alle prime ore del mattino. In particolar modo, è emerso che uno dei tre indagati in stato di libertà, svolgeva proprio l’attività di barista all’interno del locale.

In varie occasioni, gli studenti che si attardavano sino all’orario di chiusura, facendo uso di droga, accusavano i postumi della "notte brava" la mattina dopo, presentandosi all’indomani in classe, in pessime condizioni psico-fisiche, o addirittura, in molti altri casi accertati, non presentandosi affatto alle lezioni, sempre all’oscuro dei propri genitori. Per gliagenti, il particolare contesto del locale, abbastanza isolato in quanto situato in una delle zone periferiche industriali ed artigianali di Verona, avrebbe favorito l’opportunità di costituire un ritrovo abituale di pregiudicati italiani e stranieri, provenienti anche dalla provincia veronese, divenendo spesso oggetto di diversi interventi da parte delle forze di polizia per risse tra gli avventori, balzati poi anche nelle cronache locali.
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