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Martedì, 7 Dicembre 2021
Cronaca

Sgominata rete di spaccio "a domicilio", sette in manette

Oltre agli arresti, quindici notifiche di obbligo o divieto di dimora. Latitante il capo della banda

Spacciatori con "servizio a domicilio". Confezionavano la droga e te la portavano fino a casa. Una compravendita con tutti i comfort quella sgominata dalla compagnia dei carabinieri di Villafranca durante i due anni d'indagine dell'operazione "Down Town", che ha portato a sette arresti, gran parte dei quali portati a termine all'alba del 22 settembre.

Fulcro della rete illegale un'abitazione ad Alpo di Villafranca, su cui i militari iniziarono a indagare fin dall'agosto 2009. I residenti avevano infatti segnalato un via vai sospetto. Lì vivevano tre persone, ora latitanti. Mohamed Ali Gabsi, 24enne di origine tunisina, era il capo dell'organizzazione. Anis Gabsi è suo fratello, di otto anni più vecchio, e Barbara Benin era la ragazza del "leader". I tre coordinavano una serie di "batterie", che spesso neanche si conoscevano tra loro, attive nello spaccio in una certa zona specifica.

I militari dell'Arma hanno seguito gli scooter e le automobili che partivano con la sostanza stupefacente, soprattutto hashish ma anche eroina e, in minore quantità, cocaina, cercando di ricostruire la rete di acquirenti. Questa rete era molto ampia. Lo zoccolo duro era nella Bassa, tra Nogara, Isola della Scala e Dossobuono, ma i loro spaccini arrivavano anche a Santa Lucia e Verona. Lo scambio di droga avveniva in locali o zone affollate per non dare nell'occhio. Molti appuntamenti, per esempio, sono stati organizzati al centro commerciale Galassia o alle Corti Venete.

Un mercato "moderno", flessibile rispetto alla domanda. E per questo molto florido. Dall'abitazione di Alpo partivano ogni giorno tra le 20 e le 40 consegne. E in base alle richieste ci si riforniva. Proprio per questo a inizio 2010, tra gennaio e marzo, l'organizzazione decide di andare ad accaparrarsi la droga a Padova. Nel Veronese si fa fatica. La città euganea, secondo loro, offriva costi inferiori, anche se la possibilità per i corrieri di essere fermati aumentava. Ma il gioco, in quel momento, valeva la candela. I carabinieri di Villafranca monitoravano passo, passo la situazione. E fanno arrestare dai colleghi di Padova Marcello Guerzoni, 42enne, e Kalid Machoudi, 23enne di origine tunisina. Vengono trovati con addosso dell'eroina mentre stavano tornando in terra scaligera.

A questo punto, a marzo 2010, il filone padovano si chiude.
I tre, che si avvalevano dell'aiuto di altre persone poi finite in manette, come Sami Cheteaoui, una sorta di factotum, Maher Jelassi, il guardiano dell'abitazione e dei luoghi dove veniva nascosto lo stupefacente, tornano alle vecchie "linee di rifornimento". Nel frattempo i carabinieri arrestano Jamal Jawhari, 28enne, che viene trovato in possesso di due chili di hashish nel suo scooter mentre percorreva lungadige Attiraglio. In manette nel nogarese anche Stefano Pasotti, 41enne, che riforniva la sua zona.

In tutto sono sette gli arresti, compresa un'altra donna, finita in carcere durante l'operazione del 22 settembre: Sara Meneghini, 30enne, che faceva parte del "nucleo" dell'Alpo. Sono stati notificati anche una quindicina di obblighi e divieti di dimora in altre province. Segnalati più di un centinaio di assuntori.

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