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Sabato, 4 Febbraio 2023
Cronaca

Sgominata la rete di spaccio principale di tutta la citt

Con l'operazione Evasus in manette 26 persone. L'organizzazione aveva in mano l'80% del mercato

Poteva sembrare un arresto come gli altri quello nei confronti di un cittadino di origine magrebina a marzo 2010 in stazione Porta Nuova. Con soli cinquanta grammi di cocaina spesso le indagini si fermano lì. In questo caso, però, grazie alle prime rivelazioni dello spacciatore, gli accertamenti hanno portato alla disarticolazione della rete di spaccio che aveva in mano la vendita dell'80% della cocaina e dell'eroina in città e nella Bassa.

VENTISEI ARRESTI -
L'operazione Evasus, che si è conclusa all'alba di stamattina con un'enorme raffica di arresti e perquisizioni, ha portato all'arresto di 26 persone, di cui dieci già in carcere e otto finite ai domiciliari. Erano stati raggiunti da ordinanza di custodia cautelare 33 soggetti, sette al momento sono irreperibili. In tutto sono 60 le persone indagate. Gli inquirenti hanno risalito la piramide dello spaccio tramite intercettazioni telefoniche e pedinamenti, fino ad arrivare a ricostruire l'intera organizzazione.

I TRE LIVELLI DELL'ORGANIZZAZIONE - Al vertice si trovava una cerchia di cittadini di origine albanese, il cui leader era Anouar Ayari, 36enne. Questo livello, costituito da quattro persone, si occupavano di rifornire di cocaina ed eroina una cerchia di cittadini magrebini che si appoggiavano a loro. I marocchini e i tunisini a loro volta, tramite i loro canali, aggiungevano dell'hashish che poi consegnavano all'ultimo livello della piramide, costituito da dei cittadini italiani tossicodipendenti che, attraverso questa attività, riuscivano a ottenere le dosi di stupefacente per uso personale.

INDAGINI DIFFICOLTOSE - Per l'operazione scattata all'alba di oggi sono stati impiegati 150 uomini della questura di Verona, in collaborazione anche con le squadre mobili di Venezia, Padova, Bergamo, Sondrio, Trento, Vicenza, Mantova e con il reparto volo di Venezia, il reparto prevenzione crimine di Padova e le unità cinofile di Padova. Una chiusura in grande stile per delle indagini che invece si sono dovute sviluppare con pazienza e dedizione. Spesso infatti gli uomini appartenenti a questa rete al telefono parlavano in modo criptico e con telefonini non intestati a loro. Quindi per ogni telefonata erano necessari anche degli appostamenti per capire chi fossero gli interlocutori. In più spesso i proventi dello spaccio venivano reinvestiti per comprare altra droga. Chi stava ai livelli più alti della piramide teneva un profilo basso. Non cedeva al lusso e non si faceva vedere con macchine costose, anche se il giro d'affari (si parla di 20 o 30 consegne al giorno) era imponente. In più gli appartenenti alla banda si spostavano spesso per la città con motorini, bus o automobili.

ORA PER TUTTI L'INTERROGATORIO DI GARANZIA - Le indagini hanno portato al sequestro di circa un chilo di droga, tra eroina e cocaina. Per tutti ora pende sul capo l'accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Gli accertamenti proseguono per scoprire quale sia l'ulteriore livello superiore dell'organizzazione, sapendo che la droga i sodali di Ayari andavano ad accaparrarsela a Padova o in Lombardia.

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