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Sequestrato e torturato, avrebbero anche cercato di bruciargli casa: arrestato l'ultimo rapitore

Le indagini dei carabinieri sull'inquietante rapimento che lo scorso agosto ebbe luogo tra Castelnuovo e Valeggio, si sono concluse con l'arresto compiuto venerdì mattina in provincia di Reggio Emilia, mentre gli altri componenti della banda erano finiti in manette a settembre

Si è chiuso il cerchio sull'inquietante rapimento che nell'estate 2021 era avvenuto in località Pasquali, tra Castelnuovo del Garda e Valeggio sul Mincio: la vittima, un professionista di origini umbre, B.G., fu trovata poi in provincia di Mantova con delle ferite causate da colpi di pistola e sevizie. Sono stati i carabinieri del Reparto Operativo-Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Verona, nella mattinata del 4 febbraio, ad eseguire l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale scaligero su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un individuo incensurato residente della provincia di Reggio Emilia. 

Le lunghe e complesse indagini degli investigatori avrebbero permesso di accertare che l'uomo arrestato nella mattinata di venerdì, faceva parte del commando che lo scorso 26 agosto aveva bloccato l'auto del 46enne, utilizzando due veicoli con targhe rubate e simulando un’operazione delle forze dell’ordine, con tanto di palette e lampeggianti finti. Nel corso del sequestro, l'uomo sarebbe stato ferito alle gambe con un colpo d'arma da fuoco, per poi essere caricato su una delle vetture e portato in un casolare situato nel Mantovano, dal quale sarebbe stato rilasciato solo dopo alcune ore. 

Gli altri componenti della banda sono stati arrestati in flagranza di reato la notte del 24 settembre, con la collaborazione del personale della Sezione Anticrimine dei carabinieri del ROS di Padova. Si trattava di cinque individui, una donna di origine albanese e quattro uomini, tutti residenti nel bresciano, che secondo i militari quella sera avrebbero tentato di incendiare l'abitazione di proprietà della vittima a Castelnuovo del Garda, utilizzando alcune taniche di benzina. 
Nel corso di quella operazione è stata rinvenuta e sequestrata una pistola semiautomatica, con le relative munizioni, che gli investigatori ipotizzano sia stata utilizzata durante il rapimento. Trovate inoltre palette e lampeggianti simili a quelli in uso alle forze dell’ordine, numerose targhe provento di furto e altro materiale ritenuto d'interesse per le indagini, che avrebbe consentito di delineare un quadro d’insieme della vicenda, sul quale hanno poi concordato i magistrati. 

L’arrestato è stato così condotto in carcere, dove tuttora si trovano i suoi presunti complici, in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Nei suoi confronti il Giudice, nell’incolpazione provvisoria, ha contestato anche il reato di tortura, in quanto dalle indagini sarebbe emerso che, durante il sequestro, la vittima fu sottoposta ad una serie di pestaggi che le causarono conseguenti sofferenze fisiche e psicologiche.

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