Mafie ed economia, più di cento partecipanti al seminario tenuto a Verona

La giornata di formazione è stata patrocinata dal Comune di Verona e si inserisce nell'ambito del progetto "Conoscere le mafie, costruire la legalità 2", promosso e realizzato dalla Regione del Veneto in collaborazione con Avviso Pubblico

(Foto Facebook Avviso Pubblico)

Si è svolto ieri, 27 febbraio, a Verona nel Museo di Storia Naturale, il seminario di formazione dal titolo "Mafie ed economia: come prevenire le infiltrazioni e tutelare le imprese a livello locale". La giornata di formazione è stata patrocinata dal Comune di Verona e si inserisce nell'ambito del progetto "Conoscere le mafie, costruire la legalità 2", promosso e realizzato dalla Regione del Veneto in collaborazione con Avviso Pubblico.

Al seminario hanno partecipato oltre cento persone tra amministratori, dirigenti, funzionari e dipendenti degli enti pubblici, giornalisti, professionisti, rappresentanti del mondo del volontariato e delle associazioni e diversi cittadini interessati al tema. Dopo i saluti istituzionali dell'assessore anticorruzione e trasparenza di Verona Edi Maria Neri, del dottor Angelo Sidoti della Prefettura di Verona e della dottoressa Angela Barbaglio, procuratrice della Repubblica di Verona, l'assessore regionale Cristiano Corazzari ha aperto i lavori del seminario, dichiarando: "Il tema risulta quanto mai grave ed imprescindibile per garantire uno sviluppo realmente sostenibile per il nostro territorio, non solo da un punto di vista economico ma anche e soprattutto umano e sociale. Cosa sono le mafie, come operano e come le si combatte, partendo dal presupposto, certificato anche dalle cronache più recenti, che nessun territorio e nessun contesto sociale può ritenersi al riparo dal rischio di esserne coinvolto. Una lotta che la Regione Veneto ha deciso di combattere".

Successivamente è intervenuto il capo centro della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Padova Carlo Pieroni, il quale dopo aver sottolineato quanto sia importante conoscere il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nell'economia per prevenirlo e contrastarlo, ha dichiarato: "La criminalità organizzata in Veneto e al Nord si presenta sotto altre vesti rispetto al Sud. Non facciamo l'errore di pensare che non esiste solo perché è più difficile riconoscerla. Territori ricchi come il Veneto stanno diventando sempre più appetibili per le mafie, per questo dobbiamo tenere sempre alto il livello di guardia, contrastare l'evasione fiscale ed essere consapevoli che la ricerca del profitto a qualsiasi costo può generare problemi sui territori. Gli amministratori locali prestino attenzione al consenso elettorale che ricevono".

A seguire Antonio Parbonetti, professore ordinario di economia aziendale e prorettore dell'università di Padova ha fatto conoscere ai presenti la ricerca portata avanti da una squadra di docenti e ricercatori della sua università che è riuscita a misurare gli effetti economici della presenza di imprese mafiose nei mercati non criminali del Centro-Nord Italia. "La massa di dati che abbiamo raccolto ci ha permesso di quantificare gli effetti specifici di dieci anni di operazioni antimafia - riassume il professor Parbonetti - Abbiamo fatto una mappatura delle operazioni antimafia, con ordinanze di arresto, eseguite tra il 2005 e il 2014 nel Centro-Nord e identificato tutti i condannati per il reato di associazione mafiosa. Già questa base di dati è impressionante. Parliamo di 120 operazioni antimafia in dieci anni: la media è di una retata al mese. E i condannati per mafia, in totale, sono 1.567. Un esercito di boss infiltrati in regioni che fino a ieri ci si poteva illudere di considerare non mafiose. La linea della palma, di cui parlava Leonardo Sciascia proprio per descrivere l'avanzata delle cosche lungo la Penisola, è arrivata quindi fino alle Alpi. E probabilmente ha superato anche i confini italiani". Tra quei 1.567 condannati per mafia, i ricercatori hanno identificato, uno per uno, gli amministratori e gli azionisti di controllo delle società di capitali. Sono 392 nomi, pari al 24,5% dei condannati. Come dire che, dal Lazio alla Lombardia, dall’Abruzzo al Piemonte, un mafioso su quattro è un imprenditore.

Gianfranco Donadio, magistrato, già sostituto procuratore nazionale antimafia, riprendendo quanto detto dal professor Parbonetti ha aggiunto: "Dobbiamo essere coscienti che la mafia è riuscita a muoversi ad una velocità estremamente più forte rispetto a quella famosa "linea della palma" di cui ci parlava Sciascia e nel muoversi ha anche modificato la propria immagine. Per questo è sempre più difficile riconoscerla e capire quali sono i settori in cui si muove di più. Le mafie sono soggetti ibridi e oggi possono addirittura presentarsi come delle star, essere seducenti e attraenti. La mafia-impresa ricorre a mezzi nuovi: sfrutta la tecnologia finanziaria, investe nell'economia legale, stringe accordi mutuamente vantaggiosi con imprenditori non legati alle organizzazioni criminali, partecipa a gare d'appalto e tende a controllare le procedure di aggiudicazione. La loro finalità primaria è quella dell'accumulo di capitali, mediante il riciclaggio e il re-investimento dei proventi di tipo illecito. Di fronte ad un fenomeno così complesso e pervasivo, la strategia di contrasto non può fondarsi esclusivamente sulla repressione, attraverso il diritto penale ma sono necessarie politiche di prevenzione capaci di anticipare l'infiltrazione delle organizzazioni criminali nel tessuto legale, tracciando e inseguendo il movimento dei capitali che hanno un'origine illecita. Per questo invito gli amministratori locali a conoscere sempre di più quello che succede nel loro territorio perché questa partita non si può vincere solo con i processi".

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A concludere il seminario la toccante testimonianza di Lucio Guarino, segretario generale dei Comuni di Corleone e Villabate e direttore del consorzio Sviluppo e Legalità, il quale ha affermato: "Le organizzazioni criminali vanno dove c'è il denaro quindi è normale che siano venute verso il Nord. I mafiosi si muovono nel mondo globale a grande velocità, sono sempre i più svelti ad adattarsi alle novità. Le mafie però per potersi infiltrare nelle pubbliche amministrazioni devono operare in contesti permeabili e soprattutto devono avere dei referenti. Io mi son trovato un dipendente comunale che era organico a Cosa Nostra, che anziché portare avanti il suo lavoro faceva affari con le cosche criminali. Parliamo di un insospettabile che invece era a capo di una cosca ed era il referente di Riina e di Provenzano. Dobbiamo quindi stare sempre più attenti perché è sempre più difficile riconoscerli ma ricordatevi: i mafiosi sono ingegnosi ma non sono più intelligenti di noi".

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