Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca Piazza Brà

Sciopero nazionale insegnanti. Sindacati uniti dopo anni per dire no al disegno di legge

Precarietà del posto di lavoro, figura del dirigente-manager e stipendi più bassi d'Europa. Questi i tre punti più contestati della proposta di legge sulla Buona Scuola del ministro Giannini

Ieri per la prima volta dopo sette anni i sindacati di categoria hanno proclamato uno sciopero nazionale unitario per protestare contro il disegno di legge sulla Buona Scuola in discussione alla Camera. A Verona la manifestazione ha riscosso largo successo con un adesione che ha superato il 60% e che alle elementari ha superato il 70%. “Era da da tanto che non si vedeva una partecipazione del genere” commentano i rappresentati sindacali di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda. Un centinaio, da Verona, sono partiti in pullman per scendere in piazza a Milano, alla manifestazione ufficiale per il Nord Italia. Mentre altre centinaia di colleghi si sono dati appuntamento sulla scalinata di palazzo Barbieri per un flash mob colorato da tanti palloncini.
Gli slogan hanno toccato diversi temi, ma il punto più contestato della nuova proposta di legge è stato senz’altro quello che verrebbero dare pieni poteri in materia di assunzioni al preside: ieri l’hanno definito il preside “faro solitario”. “La scuola cammina sulle gambe di tutti”: perché il dirigente-manager, a cui spettano le assunzioni, spaventa: “La scuola non è un’azienda”. Quello che fa più paura è il rischio “clientelismo”, perché “prima, con le graduatorie, si facevano valere i titoli”, spiega Fabrizia, insegnante del centro, “ora, con la chiamata diretta, addio meritocrazia”. In piazza, come riporta L’Arena, ci sono anche tanti precari che dopo anni di lavoro nel settore, non sanno ancora se rientreranno nelle “100mila fantomatiche stabilizzazioni”. A tal proposito è “inutile che la facciano passare come grande concessione, quando gliela impone l’Europa", sottolinea Claudio Balasso, docente del Dal Cero di San Bonifacio. Per non parlare del contratto, bloccato da sette anni: “Siamo i più sottopagati d'Europa, un collega straniero percepisce in media un terzo in più”. Gli studenti, dai più piccoli arrivati al seguito di mamma e papà, ai più grandi rimasti fuori da scuola, ascoltano. I docenti li guardano: “Tutto questo lo si fa per loro, che sono il nostro futuro”.

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