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Profughi. Sboarina vuole cambiamenti. Ferrari: "Aderisca allo Sprar"

Il neoeletto sindaco ha chiesto di essere aggiornato ogni settimana sulla gestione dell'accoglienza in città. E Tommasi Ferrari di Verona Civica gli ricorda: "Con lo Sprar, il Comune sarebbe il primo controllore"

È sindaco di Verona da qualche giorno ed è già pronto ad incatenarsi davanti alla prefettura se non si cambia musica sulla gestione dell'accoglienza dei richiedenti asilo in città. Federico Sboarina ha mandato un messaggio chiaro al prefetto Salvatore Mulas: l'episodio degli 11 profughi che saranno ospitati in via Pontida senza che il neoeletto sindaco ne sia informato non deve più ripetersi.

Sboarina vuole essere aggiornato ogni settimana sulla situazione de profughi alloggiati a Verona e ha ribadito di non essere contrario all'accoglienza, ma solo di chi ha diritto di restare nel nostro paese.

E per affrontare questo problema Tommaso Ferrari di Verona Civica consiglia l'adesione allo Sprar, anche se su questo punto Sboarina e la sua coalizioni sono sordi. "Aderendo allo Sprar - scrive Ferrari - un Comune di 3.000 abitanti, ad esempio ospiterebbe al massimo nove richiedenti asilo e la spesa comunale ammonterebbe a circa 6.000 euro all'anno. Bisogna precisare, inoltre, che la quota di cofinanziamento al 5% in capo all'ente promotore può essere realizzata anche valorizzando beni, servizi e personale che l'ente locale o altri soggetti mettono a disposizione per le attività di presa in carico dei beneficiari. Senza contare che il sistema Sprar rende il Comune primo controllore dell'accoglienza e in più prevede meccanismi di rendicontazione finanziaria molto stringenti, mettendo al bando eventuali business".

"Siamo altrettanto convinti che la mera accoglienza non sia sufficiente se non vi si appaiano meccanismi concreti di inclusione sociale con un sistema integrato di attori sul territorio - conclude Ferrari - Invitiamo l'amministrazione ad impegnarsi anche sul tema più ampio dell'integrazione dove è necessario operare un cambio di passo, creando tavoli permanenti di dialogo con le comunità locali. Crediamo che, anche se non risolutiva, la strada da intraprendere sia quella della distribuzione equa tra Comuni, sul principio di responsabilità".

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