Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca San Bonifacio / via Ritonda

San Bonifacio, musulmani in preghiera per il Ramadan: i vicini chiamano i carabinieri

Nel capannone dell'associazione di promozione sociale La Fraternità sono state riscontrate delle irregolarità, ma il rito religioso si è svolto nonostante la diffida

Nel suo capannone di via Ritonda a San Bonifacio l'associazione di promozione sociale La Fraternità ospita un gruppo di musulmani riuniti per la preghiera del Ramadan, il periodo di digiuno diurno che si svolge ogni anno. Tuttavia, sono già state riscontrate delle irregolarità, in particolare partecipanti senza tessera associativa, e il centro ha ricevuto una diffida formalizzata. Tutto questo non ha fermato il rito religioso e la proprietaria del capannone confinante, Loredana Ferron, ha alla fine chiamato i carabinieri. Per la donna, non si tratta altro che di una "moschea mascherata".

Il quotidiano L'Arena ha sentito Marco Colacicco, figlio della signora Ferron, che dichiara: "Dopo aver inutilmente chiesto alla polizia locale, l'altra sera ho chiamato i carabinieri. Al loro arrivo si sono trovati davanti più di trecento persone. Molti se la sono data a gambe arrampicandosi sulla recinzione e altri si sono nascosti. Degli altri, quasi nessuno aveva documenti o tessere di associazione da mostrare ai carabinieri che glieli chiedevano. Ennesima dimostrazione di quello che denuncio da anni. Questa è una moschea travestita da associazione, qui dentro si fanno attività incompatibili, compresi i funerali, e non regge nemmeno la versione che sia un circolo visto che nessuno controlla se l'accesso è limitato ai soci".

Colacicco ha mostrato al quotidiano il verbale-diffida del 9 giugno, rilasciato dal dirigente dell'area Gestione del territorio del Comune di San Bonifacio, sui cui si legge della "presenza di opere non autorizzate presso l'alloggio posto al piano primo dell'immobile in cui alcuni locali sono stati resi ciechi verso l'esterno; uso improprio dei locali posti al piano terra, provvisti di certificato di agibilità ad uso industriale e commerciale, ma attualmente utilizzati per la sede dell'associazione culturale; assenza di certificazioni idonee a dimostrare la capienza massima di utilizzatori ammessi nei locali e il dimensionamento dei locali in funzione del loro utilizzo; assenza di certificazioni per l'utilizzo corretto dei locali sotto il profilo igienico-sanitario; situazione di pericolosità a causa della presenza di tre bombole da Gpl; scarsa manutenzione della parte impiantistica, impianto elettrico ed idrosanitario". La diffida imponeva il divieto di accesso ai locali ciechi, ma dava anche 15 giorni di tempo per richiedere una sanatoria, altrimenti si sarebbe passati allo sgombero dello stabile.

Per Colacicco, ormai stanco che le sue denunce restino inascoltate, non si tratta di religione o discriminazione, "è soltanto una questione di rispetto delle regole, di controllo e di sicurezza e mancano tutti questi elementi da anni. Io come vivo? Blindato a casa e ieri sono dovuto andare in caserma dai carabinieri per tutelarmi dalle minacce ricevute l'altra notte dai miei vicini, dopo l'arrivo del 112".

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