Alpini e comune d'accordo: il Sacrario Militare sarà aperto il 4 novembre

«Il nostro sogno è quello di permettere ai parenti di questi caduti per la patria, ma anche a gente comune che si sente riconoscente a questi giovani, di poter mettere un fiore sulla loro lapide», ha detto il presidente del Centro Studi, Giorgio Sartori

Il presidente sezionale dell'ANA Verona, Luciano Bertagnoli, la commenta con queste parole: «Un'iniziativa che ci riempie di orgoglio. Quest'anno il calendario è fitto di appuntamenti perché l'anniversario è di quelli importanti, ma noi alpini vogliamo continuare a tenere accesi i riflettori sui nostri Padri anche quando l'eco delle celebrazioni del Centenario della Grande Guerra sarà esaurita». Grazie alla preziosa collaborazione con l'amministrazione comunale, infatti, dopo tanto tempo, quest'anno il Sacrario Militare del Cimitero Monumentale rimarrà aperto in occasione del 4 novembre, Giornata dell'Unità nazionale e festa delle Forze Armate. E saranno proprio le Penne Nere veronesi a prendere in consegna un luogo a loro particolarmente caro e a presidiarlo per tutta la giornata.

«Quando il presidente Bertagnoli ci ha proposto questa idea, non abbiamo avuto la minima esitazione ad accordare il permesso - spiega il sindaco Federico Sboarina, accanto all'assessore Marco Padovani -. Come ho più volte ribadito, il Comune di Verona è al fianco degli alpini». E il pensiero, inevitabilmente, corre a quanto succederà il prossimo 10 novembre a Milano dove l'assemblea nazionale dell'ANA sarà chiamata a pronunciarsi sull'assegnazione dell'Adunata Nazionale del 2020. Un appuntamento a cui Verona non vuole mancare, a distanza esatta di trent'anni dall'ultima volta.

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Intanto, le Penne Nere, sono pronte a celebrare al meglio uno degli eventi conclusivi delle commemorazioni del Centenario della Prima Guerra Mondiale. E lo faranno prestando fede alla promessa lanciata lo scorso anno, in occasione della presentazione dell'importante lavoro di ricerca realizzato dai volontari del Centro Studi della sezione scaligera insieme agli studenti del Liceo Copernico, proprio al Sacrario Militare del Cimitero Monumentale. «Il nostro sogno è quello di permettere ai parenti di questi caduti per la patria, ma anche a gente comune che si sente riconoscente a questi giovani, di poter mettere un fiore sulla loro lapide» aveva commentato il presidente del Centro Studi, Giorgio Sartori. E domenica, grazie proprio agli alpini, tutti i parenti dei 3.915 caduti della Grande Guerra ricordati al Sacrario, lo potranno fare. Al Monumentale, ci saranno anche i rievocatori del gruppo storico 6° Alpini Battaglione «Verona» con le uniformi storiche.

Sono stati i volontari del Centro Studi e i ragazzi del Liceo Copernico a dare un nome e una storia ai circa 4mila caduti ricordati al Sacrario. Un lavoro iniziato sulla base di informazioni davvero scarne: le incisioni sulle lapidi che riportano esclusivamente grado, cognome e nome. Oggi sono noti anche paternità, luogo e data di nascita, reparto di appartenenza, luogo e data di morte di quei soldati. «Il censimento ha certificato che la prima causa di morte non è stata la battaglia in sé, quanto le epidemie dovute a condizioni di vita estreme» aveva spiegato Sartori, ricordando che circa l'87% delle vittime censite era morto a causa delle malattie nei vari ospedali e ospedaletti da campo allestiti nel Veronese. Proprio come il più giovane di tutte le 3.915 vittime: Vitaliano Binidi nato a Mergo in provincia di Ancona il 27 Ottobre del 1900 appartenente al 79° Reggimento di Fanteria, morto a Verona il 20 Aprile 1918 per malattia. Domenica, le Penne Nere, renderanno omaggio anche a lui.

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