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Cronaca

Ronde, flop nazionale. Ma in citt sono attive

Due gruppi pattugliano i parchi. Valdegamberi: "Un compito che toccherebbe ai cittadini"

A più di un anno dalla regolamentazione di quelle che sono state chiamate “ronde padane”, per lo stivale se ne vedono poche, pochissime. Si contano sulle dita di una mano le città che possono avvalersi del servizio di vigilanza da parte dei volontari della sicurezza: una di queste è proprio Verona. In città sono due i gruppi di volontari che prestano la loro opera di controllo e prevenzione soprattutto nei parchi e nelle aree verdi comunali. Si tratta delle associazioni Adambiente Onlus ed I Pescatori Veronesi, le quali pattugliano due diverse macroaree della città. Guai, però, a chiamarle ronde, il loro nome ufficiale è Assistenti Civici.

“Due associazioni di volontari - ha spiegato il comandante della polizia municipale Luigi Altamura – collaborano attivamente ed in modo proficuo con la polizia municipale segnalando situazioni di degrado, potenziali momenti di rischio o possibili illeciti. Il loro compito è quello di avvisare la centrale operativa della municipale, con la quale sono costantemente in contatto attraverso una ricetrasmittente. In alcun modo sono autorizzati intervenire”. Su questo punto il comandante Altamura è stato categorico: “Entrambe le associazioni hanno frequentato dei corsi presso il comando della polizia municipale nei quali sono stati spiegati in modo dettagliato i compiti e gli obblighi che devono tenere”.

Ogni giorno girano per Verona circa 15 o 20 volontari, muniti di pettorina ad alta visibilità, di tesserino di riconoscimento e di ricetrasmittente, suddivisi in gruppetti di massimo tre persone maggiorenni (delle quali una deve obbligatoriamente essere maggiore dei 25 anni, ndr). I turni di “lavoro” partono alla mattina, dopo le 7, e si susseguono fino alle 23, niente pattugliamento notturno. Il servizio sembra funzionare e dal comando della municipale fanno sapere che “si tratta di un riferimento per i cittadini, in quanto rappresentano una presenza qualificata sul territorio” ed ancora che “sono un ottimo deterrente contro chi vuole delinquere perché facilmente riconoscibili anche a distanza”. Il sindaco di Verona Flavio Tosi, tempo fa, aveva mostrato apprezzamento per il lavoro svolto dalle ronde di volontari: “Si tratta di un servizio utile, che a Verona è presente e funziona in modo ineccepibile”.

Non tutti, però sono soddisfatti dall’istituzione delle ronde cittadine. “La presenza delle ronde – ha detto il consigliere regionale e comunale dell’Udc Stefano Valdegamberi – rischia di ottenere il risultato contrario a quello voluto. Spetta ai cittadini ed al loro senso civico segnalare eventuali situazioni pericolose. Essendoci le ronde c’è chi potrebbe pensare di non segnalare nulla alle forze dell’ordine credendo che sia un compito che tocchi ai volontari. In questo modo si danneggi al senso civico dei cittadini”. Valdegaberi, poi, allarga la discussione: “L’istituzione delle ronde fa parte della nuova demagogia lanciata dalla Lega Nord. Una mossa di propaganda politica. Invece di investire sulle ronde si dovrebbero riorganizzare le forze dell’ordine investendo in chi veramente dovrebbe occuparsi della sicurezza dei cittadini”.


Fa appello ai cittadini anche il capogruppo del Pd in Provincia Vincenzo D’Arienzo: “Stimolare il senso civico dei cittadini è cosa buona, ma utilizzare il senso civico per finalità politiche è stata una sciocchezza”. Affianco a tante critiche c’è anche chi, come l’assessore provinciale alle Politiche della Sicurezza Giovanni Codognola, vorrebbe maggiore elasticità per l’ingresso nell’albo della prefettura: “Ci sono tanti volontari che vorrebbero mettersi a disposizione della sicurezza, ma l’attuale legge ha reso difficoltoso il loro impiego. I parametri all’interno dei quali si deve rientrare sono molto restrittivi e questo ha fatto passare a molti la volontà di mettersi a disposizione. Credo che il decreto Maroni, così com’è stato approvato l’anno scorso, sia da rivedere”.

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