Rinviato a giudizio sacerdote veronese per omicidio volontario a Trieste

Ad essere accusato è don Paolo Piccoli, 52 anni. Il delitto è avvenuto nella Casa del Clero e la vittima è un altro religioso, il 92enne don Giuseppe Rocco

Ricostruire i fatti fedelmente al fine di raggiungere la verità. A questo servono i processi. Una volta emersa la verità, si decide se condannare o scagionare chi viene accusato di un reato.

Nel caso del cosiddetto "delitto del seminario" ad accusare è la Procura di Trieste che ha ottenuto il rinvio a giudizio per l'accusato, il sacerdote veronese di 52 anni don Paolo Piccoli. A giugno comincerà il processo in cui si cercherà di raggiungere la verità sulla morte del 92enne don Giuseppe Rocco, strangolato nella sua stanza della Casa del Clero di Trieste.

Come ricostruito da Laura Tedesco sul Corriere di Verona l'accusa della Procura nei confronti di don Piccoli è di omicidio volontario. Quella che inizialmente sembrava una morte naturale, vista anche l'età della vittima, in realtà è stata una morte violenta perché don Rocco è stato soffocato da qualcuno. E quel qualcuno per la Procura è don Piccoli. 

A sostenere l'accusa c'è la testimonianza della perpetua di don Giuseppe Rocco, Eleonora Dibitonto, 72 anni. È stata lei a trovare il corpo della vittima, a chiamare i soccorsi e ad accorgersi che al sacerdote era stata sottratta una catenina da cui non si separava mai. Altri particolari riferiti dalla testimone sono che nella Casa del Clero non erano presenti altre persone, solo don Rocco e don Piccoli. Ed è stato proprio don Piccoli ad impartire l'estrema unzione al defunto, ma da distante e senza rivolgergli uno sguardo, ha raccontato Eleonora Dibitonto. Inoltre tra i due sacerdote c'era astio, a causa dei furti subiti e denunciati da don Giuseppe Rocco.

La versione della difesa è diversa. Don Paolo Piccoli ha affermato che nella Casa del Clero non erano presenti solo lui e la vittima. Inoltre l'estrema unzione non era stata impartita da distante. Ed è questo il dettaglio più importante del caso. Perché alcune gocce di sangue di don Paolo Piccoli sono state trovate vicino al corpo del morto. E secondo la difesa quelle gocce sono cadute proprio durante l'estrema unzione.

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