Pfas, Greenpaece a Davos e il ricorso di Miteni al Tar. Tutti chiedono giustizia

L'azienda di Trissino ha chiesto quasi 100 milioni di euro di danni per un piano di verifiche previsto nei suoi terreni. I consiglieri regionali 5 Stelle: "Viviamo in un Paese davvero rovescio"

La statua della giustizia dei militanti di Greenpeace a Davos

Sono su due fronti contrapposti ma hanno fatto la stessa richiesta. Giustizia. Con forme diverse, con contenuti diversi e in modi scollegati tra loro, ma chiedono tutti giustizia. Da una parte gli attivisti di Greenpeace e dall'altra l'azienda Miteni di Trissino. E la vicenda è la stessa: l'inquinamento da Pfas che ha contaminato le acque di alcuni comuni veneti nelle province di Verona, Vicenza e Padova.

GREENPEACE. I militanti di Greenpeace sono andati fino a Davos, in Svizzera, luogo in cui si svolgerà il World Economic Forum. Lì hanno posizionato una grande statua della Giustizia "per chiedere ai governi di interrompere gli abusi delle multinazionali sull'ambiente e le violazioni dei diritti umani". Questa è la loro motivazione supportata da casi emblematici, secondo Greenpeace, e tra questi casi c'è quello della Miteni. 

Per decenni, Miteni ha sversato nell'ambiente sostanze chimiche pericolose che oggi espongono 350mila veneti a rischi sanitari gravi - spiegano gli attivisti - Tuttavia, non esiste un meccanismo normativo chiaro per definire le sue responsabilità. Un passo avanti per sanare le fratture che attraversano le nostre società sarebbe garantire l'applicazione del principio che chi inquina paga. È di questo che dovrebbero parlare a Davos.

MITENI. Come Greenpeace anche i cittadini veneti e la Regione sono concordo con questo principio: chi ha inquinato deve pagare per i danni che ha procurate agli uomini e alle persone. Arpav e Regione Veneto ritengono che la quasi totalità della contaminazione da Pfas di terreni e acque sia stata provocata dalla Miteni. Ma ancora la giustizia non ha emesso alcuna sentenza. Sono stati emessi degli avvisi di garanzia nei confronti di alcuni dirigenti dell'azienda, però un avviso di garanzia non è una sentenza di condanna. La Miteni è quindi passata al contrattacco presentando un ricorso al Tar per i danni che ritiene di subire a causa di un piano di verifiche sui terreni dell'azienda. Danni calcolati in 98 milioni e mezzo di euro

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Viviamo in un Paese davvero rovescio - hanno sottolineato i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle - Dopo aver fatto spendere a cittadini e istituzioni cifre spaventose per il filtraggio e la ricerca di nuove fonti per l'approvvigionamento idrico, ora la Miteni chiede anche i danni. Tutto ciò è inaccettabile, e ci fa pensare che l’atteggiamento sempre supino e accomodante della Regione in questa faccenda abbia favorito la reazione dell’azienda.

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