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Ricerca, Telethon investe nell'universit veronese

Ricerca, Telethon investe nell'universit veronese

Ricerca, Telethon investe nell'universit veronese

Verona uno dei sette centri in Veneto a cui la Fondazione dedicher 900mila euro

L’università di Verona è tra i sette centri di ricerca veneti che saranno finanziati dalla Fondazione Telethon complessivamente con 900 mila euro. Il progetto dell’ateneo scaligero è multicentrico e riguarda l’iperossaluria primaria, malattia genetica dovuta alla deficienza di un enzima epatico e determina la deposizione di cristalli di ossalato di calcio in tutto il corpo.

I partecipanti al progetto sono due dei più qualificati gruppi di ricerca sullo studio della Ph1 con un’esperienza a lungo termine sia nella ricerca di base che clinica. Il gruppo scaligero è coordinato da Carla Voltattorni, professore ordinario di Chimica biologica della Facoltà di Medicina e Chirurgia, afferente al Dipartimento di Scienze della Vita e della Riproduzione diretto da Pier Franco Pignatti ed è composto da Barbara Cellini, Riccardo Montioli, Giovanni Gotte, Antonio Lorenzetto, Elisa Oppici e Silvia Bianconi.

“La qualità della ricerca scientifica sostenuta da Telethon attraverso rigorosi sistemi di valutazione della qualità dei progetti - commenta il Rettore, Alessandro Mazzucco - è tale da garantire degli investimenti estremamente selettivi su iniziative di grande importanza. Per questa ragione l’ateneo da tempo si è fatto portavoce al Ministero dell’Università di una forte richiesta di includere progetti di ricerca finanziati da Telethon tra gli indicatori di performance scientifica. Questo finanziamento rappresenta l’ennesima conferma che anche questa università riesce a contribuire in modo qualificante allo sviluppo della conoscenza scientifica a livello internazionale”.

Ad oggi le uniche due possibilità di cura sono la terapia con piridossina, che è efficace solo nel 10-30% dei pazienti, e il trapianto di fegato, una procedura piuttosto invasiva e problematica. Lo scopo della ricerca è lo studio a livello molecolare dei meccanismi con cui mutazioni a carico del gene Agxt portano ad Iperossaluria primaria di tipo I allo scopo di prevedere la possibile risposta dei pazienti alle terapie tuttora disponibili e sviluppare nuovi approcci terapeutici.

“Tale finanziamento ha per il nostro gruppo un'importanza notevole – spiegano i ricercatori - soprattutto considerando il momento di crisi economica nel quale ci troviamo e che si ripercuote anche nella carenza di finanziamenti alla ricerca. Esso ci permetterà non solo di acquisire nuove attrezzature scientifiche, ma ci fornirà anche le risorse finanziarie necessarie per la retribuzione di un ricercatore che si dedicherà a tempo pieno al progetto”.
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