Chat erotiche, ricatti ed estorsioni. Due lucani a processo a Verona

Rispondevano ad annunci di uomini in cerca di compagnia femminile e poi li obbligavano a pagare, sotto la minaccia di rivelare tutto ai familiari oppure con lo spettro di denunce inesistenti

Furono arrestati lo scorso mese di ottobre dalla polizia di Potenza. Sono due cittadini di Melfi, tutti e due italiani e pluripregiudicati, P.I. di 55 anni e A.B. di 45.

Gli agenti hanno iniziato ad indagare su di loro dopo aver scoperto che in poco tempo i due erano riusciti ad ottenere grosse somme di denaro. Soldi ottenuti in maniera illecita, attraverso estorsioni e ricatti. Lo stratagemma utilizzato era quello di individuare un uomo, una vittima, e recuperare il suo numero attraverso annunci o chat erotiche. Le vittime pensavano di parlare con una ragazza, invece dall'altra parte c'erano i due truffatori pronti a far scattare la trappola. Successivamente infatti i due contattavano la vittima, dicendo di essere carabinieri oppure avvocati e muovendo accuse di pedopornografia. In quel momento scattava il ricatto. Con la minaccia di denunce inesistenti o di rivelare tutto ai familiari, alle vittime venica chiesto di pagare. Con i soldi, le fantomatiche accuse sarebbero state ritirate e tutta la vicenda sarebbe finita sotto silenzio.

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In totali sono 18 i casi di estorsione, molti dei quali solo tentati, attuati dai due lucani in tutta Italia. Il primo è avvenuto nel veronese e i due proprio a Verona saranno processati a giugno.

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