Povertà, aumentano gli italiani che bussano ai centri di ascolto della Caritas

Il rapporto annuale indica una situazione nel veronese non omogenea. A San Giovanni Lupatoto e a Belfiore ad esempio a chiedere aiuto sono italiani e stranieri in egual misura

Ieri, 17 ottobre, era la giornata internazionale contro la povertà. Occasione dunque ideale per la Caritas di Verona per trasmettere il rapporto annuale sulla povertà in un territorio provinciale, dove operano 57 centri di ascolto. L'osservatorio della Caritas ha preso in considerazione l'anno scorso e un campione di 15 centri di ascolto, quindi l'elaborazione fornita non restituisce il quadro complessivo sulla distribuzione dei poveri nel veronese, ma è comunque indicativa.

Nel 2015, in 15 centri di ascolto si sono rivolte 2.500 persone, prevalentemente di età compresa tra i 35 e i 44 anni. E il dato sull'età è già indicativo perché si tratta di persone che potrebbero lavorare, ma che non riescono a trovare un'occupazione. Spesso poi si tratta di genitori, quindi con figli a carico che subiscono una situazione di indigenza. Per quanto riguarda la nazionalità, gli utenti italiani sono più anziani rispetto agli stranieri.

I dati relativi alla nazionalità indicano che circa una persona su quattro è italiana, ma la situazione non è omogenea. Al centro di ascolto di San Giovanni Lupatoto gli italiani sono il 51,9%, il 50 a Belfiore, il 42,9% a Villafranca, il 38,3% a Garda, il 37,8% a Sommacampagna e il 36,3% a Caprino.

Altro dato che si nota è che le famiglie italiane, rispetto a quelle straniere, hanno percentuali più alti di divorzi e separazioni e spesso sono queste le cause che spingono le persone a rivolgersi ai centri di ascolto.  

Le principali problematiche sono prevalentemente di natura economica, quindi difficoltà nel pagare l’affitto, il mutuo o le bollette. Ma ci sono anche problemi lavorativi, con impieghi precari o sottopagati oppure di salute o ancora abitative. A tutte le richieste di aiuto, la Caritas veronese ha risposto fornendo principalmente beni materiali, e in maniera minoritaria sussidi economici, come prestiti di solidarietà. 

"In sintesi - conclude la Caritas veronese - dai dati è possibile affermare che la povertà colpisce più le famiglie straniere rispetto a quelle italiane. Non mancano però zone della provincia dove abbastanza sorprendentemente la frequenza di accesso di cittadini italiani è decisamente superiore rispetto alle stime. Rispetto agli stranieri, gli italiani che si rivolgono alla Caritas sono mediamente più anziani, percentualmente vivono più da soli, e manifestano maggiori tassi di conflitto familiare, visibili dalle percentuali di separazioni e divorzi. Di fatto sono due forme di utenza, quella italiana e straniera, alquanto diverse per origine, età e scelte familiari, ma che si ritrovano con gli stessi problemi quando bussano alle porte della Caritas: essere ascoltati in un momento di difficoltà della loro vita, sentirsi compresi e accompagnati da qualcuno che sia in grado di capire i loro bisogni e individuare assieme un percorso di progressiva autonomia e superamento delle difficoltà. Per vedere e conoscere queste povertà silenti occorre stare nel quotidiano. È evidente che non possiamo più intervenire con una modalità domanda-risposta. La vicinanza alle nuove povertà chiede la competenza dell’accompagnamento, della cura sul lungo periodo. Quindi la sfida, oggi, si pone nel costruire nuovi campi d’azione: le comunità saranno chiamate a prendere coscienza di come andare incontro alle persone là dove vivono. Si tratta quindi di imparare a riconoscere nuove povertà, nuove risorse e nuove modalità di accompagnamento delle persone in difficoltà per contribuire tutti alla riduzione della povertà stessa".

E il presidente del Veneto Luca Zaia ha commentato i dati forniti dalle Caritas italiane: "Il nostro paese rischia di imboccare la strada di una insostenibile e deleteria guerra tra poveri. Come possiamo permetterci di spendere 35 euro al giorno per accogliere decine di migliaia di immigrati, quando agli sportelli e alle mense della Caritas due utenti su tre sono italiani? Come può un paese civile dimenticarsi dei propri poveri e investire 4 miliardi del proprio bilancio per accogliere i migranti e solo un miliardo per contrastare povertà ed emarginazione tra i propri cittadini?" 

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E sono 133 mila i veneti assistiti dalla rete degli empori della solidarietà che distribuiscono eccedenze alimentari e non solo e l'assessore al sociale della regione Veneto Manuela Lanzarin ha richiamato l’attenzione su questa esperienza innovativa dicendo: “La regione Veneto ha investito quest’anno 400 mila euro per sostenere la rete degli empori con l’obiettivo di promuovere queste forme innovative di recupero delle eccedenze e di potenziarne la presenza capillare e l’integrazione con gli altri servizi. La povertà può essere combattuta solo attraverso un sistema di rete tra enti, istituzioni, imprese e terzo settore".

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