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Povertà, rapporto Caritas Nord-Est: "I problemi sono casa, reddito, lavoro"

Presentato il rapporto delle 15 Caritas del Nord-Est che ogni giorno cercano di rispondere alle richieste di chi si ritrova emarginato

Rispondere uniti alla sfida che la grave povertà pone alla chiesa. Questo è uno degli obiettivi quotidiani delle Caritas del Nord-Est che oggi, 22 novembre, hanno presentato il rapporto "E chi è il mio prossimo?", per dare una lettura e una risposta i bisogni degli emarginati.

"Il report è uno strumento che fornisce un quadro generale, senza la pretesa di essere esaustivo, relativamente al lavoro dei Centri di Ascolto delle Caritas - ha introdotto don Marino Callegari, delegato delle Caritas Nord-Est - Si tratta di una prima riflessione sulle motivazioni che hanno spinto tali realtà a occuparsi di persone condizionate da processi di impoverimento tali da spingerli verso lo status di grave marginalità, che si caratterizza come un fenomeno multidimensionale".

La rete di accoglienza delle Caritas diocesane del Nord-Est (15 Caritas diocesane e 15 Diocesi) è un sistema cresciuto nel tempo all’interno dei singoli territori per rispondere con l'accoglienza ai problemi complessi delle persone che vivono in condizioni di povertà, di marginalità o di esclusione sociale. "Questo report, che nasce dalla volontà delle Caritas del Nord-Est di migliorare qualitativamente il proprio servizio anche attraverso l'Osservatorio Caritas, può avere come obiettivo quello di provare a dare un profilo preciso al come le nostre Caritas vivono e svolgono il servizio di accoglienza rispetto a persone in stato di povertà estrema - ha spiegato don Giovanni Sandonà, già direttore osservatorio povertà -  Ne è venuto fuori un profilo bello del volontariato di relazione, ossia, di come la relazione di accoglienza e accompagnamento genera percorsi di inclusione sociale. Ciò si evince sia dal numero degli operatori e volontari dediti alla relazione di aiuto, sia dalle proposte che ne derivano, andando oltre l'accoglienza in strutture solamente emergenziali e verso altre modalità di accompagnamento, come gli appartamenti protetti o in semi autonomia o in autonomia completa. E altrettanto vale per l'impegno sempre maggiore di proposte di formazione al lavoro, sia pur con la modalità obbligata della situazione di persone emarginate. Resta dolente il problema della residenza, senza la quale molti dei senza dimora non possono accedere a nessuna forma di tutela socio-sanitaria e previdenziale. Così come la presa in carico da parte della rete dei servizi sociali territoriali: dato evidenziato dal 36% degli accolti in carico solo alle nostre Caritas".

Entrando nel merito: le diverse diocesi del Nord-Est contano 130 strutture censite dalla ricerca, mentre il numero complessivo delle strutture Caritas del Nord-Est è di 206, dedicate all’accoglienza di persone in grave e gravissima marginalità sociale. I posti letto, al 1 giugno ‘15, sono 980 di cui: 346 dormitori d'emergenza; 314 case accoglienza utenza eterogenea; 13 case famiglia; 139 alloggi semi-protetti; 134 alloggi in autonomia; 34 Housing First. Le persone accolte nelle 130 strutture prese in esame sono state 3.896 nel 2015, così come nel 2014 erano state 3.865. Per la maggioranza sono uomini di origine straniera, anche se l’incidenza delle persone immigrate diminuisce, a significare che nella popolazione straniera il turnover è maggiore. I profili che il rapporto traccia su un campione di 608 persone accolte al 1 giugno 2015 nelle diverse residenze, dicono che sono prevalentemente maschi (79%), celibi (52%) e si dividono in due gruppi quasi omogenei, con gli italiani che rappresentano il 50,3% del campione, gli stranieri comunitari con il 5,6% e gli stranieri extra comunitari con il 44,1%. L’età delle persone accolte si presenta con caratteristiche ed evidenze variegate: gli immigrati sono più giovani mentre gli italiani sono più anziani.

La multi problematicità di tutte le persone accolte, ruota in modo rilevante sulle dimensioni legate alla casa, al reddito e al lavoro. A queste tre dimensioni per le persone italiane, concorrono al disagio in maniera rilevante anche la sfera della famiglia (assenza di relazione), della salute, della dipendenza, dell’autonomia psico-fisica, della devianza, dell’istruzione e della socialità. Per le persone straniere, da tempo presenti in Italia e con regolari permessi di soggiorno, l’indagine registra una minore multi problematicità rispetto agli italiani: si confermano le macro dimensioni legate al reddito, al lavoro e alla casa a cui e assume rilevanza la dimensione della scolarità. Tutte la altre problematiche son a livelli inferiori, con percentuali tutte al disotto del 25% . "I dati - ha evidenziato Paolo Molinari ricercatore scientifico dell’Ires del Friuli Venezia Giulia - rilevano che gli italiani accolti nelle residenze della Caritas sono il gruppo più problematico".

La rete delle Caritas per la gravissima marginalità, da qualche anno, sta riflettendo su un cambio di rotta che porti fuori dai dormitori più persone possibile spostando l’accoglienza verso il modello degli alloggi in autonomia perché convinta che sia la strada giusta che permetta di potenziare l’autonomia dei senza dimora, o parte di essi, a iniziare dal vivere, dopo la strada, uno spazio abitativo destinato loro in modo esclusivo. All’alloggio viene associato un progetto individualizzato, realizzato attraverso una presenza educativa.

Infine il rapporto sottolinea l'importanza dei volontari. Si può affermare che in ogni Caritas i volontari che ruotano intorno alle strutture di accoglienza sono migliaia, a sostenere quanto sia importante per le Caritas il ruolo del volontariato per i propri servizi: persone sensibili e impegnate in completa gratuità.

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