Rapine in casa e terrore nella Bassa: individuati altri 5 membri della banda

Secondo i militari della Compagnia di Legnago si tratta di un unico sodalizio criminale che avrebbe colpito, oltre all'area scaligera, anche nelle province di Padova e Mantova, per un totale di 29 episodi

Una delle case svaligiate dai malviventi

Oltre un anno di indagini su rapine e furti commessi in abitazione, ma anche in alcune aziende agricole, della Bassa veronese e delle province di Mantova e Padova, sono sfociate in 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite l'8 marzo dai carabinieri del Nucleo radiomobile della compagnia di Legnago, dopo che le richieste dei Pm Ormanni e Ottaviano sono state accolte dai Gip Gorra e Ferraro. 
I destinatari sono: H.T., cittadino marocchino classe 1991 e pregiudicato; F.I. cittadino italiano di origine marocchina classe 1997 e pregiudicato; E.F.S., cittadino marocchino classe 1986 e pregiudicato; H.V.V., cittadino romeno classe 1994, pregiudicato che già si trovava rinchiuso nel carcere di Montorio; M.M., cittadino marocchino classe 1987, pregiudicato e a sua volta già trattenuto nella casa circondariale veronese. 

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Secondo quanto riferito dall'Arma, i cinque farebbero parte di un sodalizio criminale tra cittadini marocchini e romeni, ritenuto responsabile di 18 rapine in abitazione e 11 furti commessi nel 2017 e 2018, in passato già finito nel mirino delle forze dell'ordine. Dello stesso gruppo infatti farebbero parte i 5 nordafricani arrestati in flagranza di reato nel novembre 2017, i 6 fermati il mese successivo, gli autori della rapina commessa a Goito nell'agosto 2018 (per la quale M.M. è stato condannato ad una pena di 5 anni) e quelli del colpo con tentata violenza sessuale commesso a Ca' degli Oppi del dicembre 2018, per il quale venne arrestato H.V.V. e che ora vede in manette anche l'altro complice. In tutto quindi sono stati eseguti 16 arresti e 5 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 13 persone, alcune delle quali fermate due volte. 
In questo arco di tempo, la banda sarebbe entrata in azione a Gazzo Veronese, Isola della Scala, Legnago, Ca' degli Oppi, Nogarole Rocca, Vigasio, Pescantina, Roverchiara, Albaredo d'Adige, Terrazzo Veronese, Roverbella (MN), Goito (MN) e San Fidenzio (PD). 

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A far ipotizzare ai carabinieri che si tratti di un unico gruppo criminale, è stato il calare di questo tipo di episodi mano mano che i presunti membri venivano arrestati e il modus operandi praticamente identico tra i vari colpi, appurato dalle indagini e confermato dalle vittime.
I rapinatori, stando a quanto riferito dal capitano De Angelis e dai suoi uomini, agivano con il favore delle tenebre, utilizzando auto rubate che a volte "cambiavano" con quelle che trovavano sul posto. Un piccolo gruppo entrava in azione (difficilmente composto da più di 5 elementi, infatti i reati sono attributi a vario titolo ai vari soggetti), penetrando nell'abitazione alla ricerca di preziosi e se trovava i residenti in casa non si faceva scrupolo di minacciarli con un piede di porco o in rari casi con una pistola. Modi bruschi e violenti che spesso sarebbero sfociati in lesioni: in particolare, la vittima veniva picchiata quando negava di avere una cassaforte, mandando così su tutte le furie i criminali, che nelle aziende agricole si appropriavano di arnesi che utilizzavano poi per i colpi. 

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In tre quindi sono stati fermati dai militari di Legnago, tra Oppeano, San Giovani Lupatoto e la stazione ferroviaria di Verona, che li hanno portati nel carcere di Montorio dove hanno raggiunto gli altri due, ritenuti loro complici, che già li aspettavano. 

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