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Dirigente rapinato del Rolex fuori dall'azienda: arrestato uno dei malfattori

Il reato si era consumato il 22 dicembre nel parcheggio di una ditta di Bussolengo. Le indagini dei carabinieri partirono il giorno stesso dall'auto che i malviventi avevano abbandonato per poter fuggire a piedi

 

Le indagini relative alla rapina di un Rolex avvenuta alla fine del 2020, hanno portato i carabinieri della stazione di Bussolengo ad arrestare D.M., cittadino romeno domiciliato a Legnago, classe 1979 e già noto alle forze dell'ordine. 

L'allarme

Era il pmeriggio del 22 dicembre quando la centrale operativa della Compagnia di Peschiera del Garda ha inviato una pattuglia presso la sede di un'azienda operante nel settore metalmeccanico con sede a Bussolengo, dove poco prima l'amministratore delegato era stato rapinato. 
Arrivati sul posto, i militari hanno appurato che due uomini, verosimilmente provenienti dall'Est Europa, avevano aggredito la vittima e rubato il suo Rolex. I primissimi accertamenti hanno permesso agli uomini dell'Arma di accertare che il veicolo utilizzato dai malviventi, una Fiat Punto di colore grigio, era rimasta bloccata nel parcheggio interno dell’azienda e che i due erano dunque scappati a piedi. Il veicolo è stato così messo sotto sequestro e poi sottoposto alle verifiche tecniche del caso, mentre l'amministratore delegato aveva riportato delle escoriazioni alle mani a causa della rapina e, dopo un controllo presso il Pronto soccorso dell'ospedale di Bussolengo, ha sporto denuncia per quanto accaduto. 

La rapina

Ai carabinieri la vittima ha raccontato che una appena giunto in azienda, aveva notato due persone che gli erano venute incontro. Uno di questi gli si sarebbe avvicinato con il pretesto di chiedere un’informazione in lingua straniera, facendo intendere di aver bisogno di un’indicazione stradale. Una volta giunto nelle immediate vicinanze del dirigente però, lo avrebbe bloccato in maniera decisa e fulminea mettendogli un braccio intorno al collo, mentre il complice gli avrebbe afferrato il braccio sinistro strappandogli l’orologio dal polso, causandogli così le escoriazioni alle mani.
Preso il monile, i furfanti si sarebbero allontanati con passo svelto per poi salire a bordo della Fiat Punto parcheggiata all'interno dell'azienda, con la quale si sarebbero diretti a tutta velocità verso il cancello automatico, che in quel momento però era chiuso. Non riuscendo ad aprirlo, avrebbero quindi abbandonato il veicolo, scavalcato il cancello e proseguito la fuga a piedi. 

Le indagini

Scattate le indagini, un primo elemento è arrivato dagli accertamenti eseguiti sulla Punto, che hanno permesso di trovare un portafogli con dentro una tessera sim intestata a D.M.. Oltre alle tracce presenti sul mezzo, anche le descrizioni fornite dalla vittima e dai testimoni avrebbero trovato riscontro nei dati anagrafici del pregiudicato, avvalorando l'ipotesi che potesse essere lui l'autore del reato: il dirigente ed un testimone sono stato anche sottoposti all'individuazione fotografica, riconoscendo senza alcun dubbio il cittadino romeno, come uno dei due malviventi. 
Raccolti gli indizi, i carabinieri hanno quindi avviato le indagini utili a rintracciare il malfattore. Operazione resa complicata dal fatto che l'uomo risultava sempre residente in Romania, senza far emergere un domicilio reale e stabile in Italia, fornendo dati inesistenti in sede di apertura di varie utenze.Tuttavia l'attività investigativa dei militari ha permesso loro di appurare che in una sola circostanza D.M. aveva fornito dei dati reali di un presunto domicilio per l’attivazione di un servizio di energia elettrica, presso un'abitazione situata a Legnago. 

L'arresto

Sono scattati così i servizi di osservazione in prossimità dell’abitazione e ,dopo giorni di appostamenti, la costanza dei carabinieri è stata premiata. D.M. è stato visto mentre si accingeva ad aprire la porta, a quel punto i militari della stazione di Bussolengo, con la collaborazione dei colleghi di Legnago nella fase esecutiva, hanno bloccato l'uomo, sottoponendolo a fermo di polizia giudiziaria. 
Concluse le operazioni di rito, D.M. è stato condotto alla casa circondariale di Montorio a disposizione dell'autorità giudiziaria, fino all'udienza che si è celebrata sabato mattina, al termine del quale è stato convalidato il provvedimento e disposti gli arresti domiciliari. 

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