Aggredito un ragazzo a Tenerife: «Voi italiani portate il Coronavirus!»

Italiani all'estero ai tempi del Coronavirus: la nostra giornalista, Selene Vicenzi, ci racconta la vicenda di un ragazzo andato a vivere sulle Isole Canarie

Santa Cruz de Tenerife

Per nulla facile la vita degli italiani all’estero ai tempi del Coronavirus. Da quando il nostro Paese si è confermato tra i più colpiti dal COVID-19, sono molti gli stati che hanno limitato l'accesso ai nostri conterranei. Ma non è tutto, difficile è diventata anche la vita per i connazionali che vivono all'estero e che a causa del Coronavirus, subiscono ogni giorno atti di discriminazione.

Infatti, da quando è stata appresa la notizia della diffusione del virus in alcune zone del Bel Paese, si sono moltiplicate le testimonianze di connazionali che vivono in terra straniera finiti al centro di situazioni poco piacevoli. Dopo la sinofobia verso persone con tratti orientali e la diffidenza nei confornti di chi è rientrato da poco dalla Cina, ora a finire nel mirino sono spesso le persone di nazionalità italiana. Questo panico incontrollato, dovuto anche ad una mala informazione, sta diventando più pericoloso del virus stesso.

Ultimo caso di violenza è avvenuto a Tenerife, in Spagna, nelle Isole Canarie, vittima un giovane ragazzo di Perugia, Christian F. vent'anni, che come tanti giovani italiani è volato all'estero in cerca di lavoro e fortuna. A raccontare la vicenda, è la nostra giornalista Selene Vicenzi. 

Christian vive a Tenerife da soli sei mesi, in poco tempo si è ambientato, ha fatto nuove amicizie e trovato lavoro:

Sono partito dall’Italia senza un lavoro una casa e senza sapere la lingua -  racconta Christian -. Dopo circa tre mesi avevo già tutto e oggi lavoro in una pizzeria ritenuta la migliore dell’isola.  Fino a venerdì - continua il ragazzo - le cose qui a Tenerife andavano più o meno bene. Le persone sono cordiali, educate e fin troppo fiduciose. 

Ma dopo il caso del Hotel in quarantena a causa del risultato positivo al test Covid-19 del  medico di Piacenza, l'atmosfera sembra essere cambiata.  
Amara testimoninza è proprio la storia di Christian.

Venerdì mi sono imbattuto in un episodio fin troppo spiacevole. Mi trovavo alla fermata del tram (Chimisay), stavo aspettando il bus per  Santa Cruz, volevo andare a festeggiare il carnevale con mio fratello e i mei amici, che aspettavano li raggiungessi.

Ad un certo punto - racconta ancora scosso Christian - due uomini, sulla cinquantina, si sono avvicinati a me con aria fin troppo minacciosa. Inizialmente mi urlavano contro ad una distanza di 10 metri circa, cercando di attirare la mia attenzione con parole poco carine. Io ho cercato di evitarli, finché uno dei due mi si avvicina e inizia ad insultarmi pesantemente.

Con la stessa calma - ci spiega il ragazzo - non gli ho risposto. Vista la mia indifferenza l’uomo ha deciso di rifilarmi un calcio all’altezza del polpaccio. A quel punto mi sono alzato e gli ho domandato cosa volesse da me (nel frattempo si è avvicinato anche il secondo soggetto), quest’ultimo riconoscendo il mio accento italiano ha cominciato ad insultarmi dicendo che noi italiani rubiamo il lavoro e portiamo virus.

Io incredulo gli ho domandato quale fosse il problema. Pochi secondi dopo mi viene rifilato uno schiaffo dal primo dei due e nel mentre mi viene ripetuto che noi italiani siamo delle brutte persone squilibrate, che  portiamo malattie.  Mentre mi ripetono che noi italiani portiamo il coronavirus mi colpiscono con un pugno all’altezza della mandibola.

Io a quel punto ho deciso di difendermi e ho colpito con un pugno sempre il primo all’altezza dello zigomo. Un istante dopo é passata la Polizia Nacional e loro se la sono data a gambe.

Risultato? Una lussazione della mandibola solo perché sono italiano.

Fortunatamente Christian ora sta bene e la vicenda non si è trasformata in tragedia, fortunatamente è un ragazzo forte e questo brutto episodio non lo farà scappare da Tenerife, come lui stesso ci racconta. Ma resta l'assurdità di un gesto vile, dettato ancora una volta dall'ignoranza che si conferma come uno dei mali peggiori della nostra epoca e che, come in questo caso, fa temere per la proprio incolumità. 

Concludo con le parole di Christian, sperando siano d'incoraggiamento a tutti i connazionali all'estero in questo periodo, perchè sono parole molto semplici ma estremamente forti se si pensa che a pronunciarle è un ragazzo di soli vent'anni. Un ragazzo vittima di un'aggressione, "colpevole" soltanto di essere un italiano all'estero ai tempi del Coronavirus.

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Sono fiero di quello che sto creando con le mie mani e nessuna violenza fisica e psicologica mi fermerà. Sono orgoglioso di essere italiano e lo sarò sempre.

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