Ragazza prigioniera in Pakistan. D'Arienzo: "Allertato il Ministro degli Esteri"

La giovane è cresciuta e studia a Verona e dal suo paese ha chiesto aiuto alle sue amiche. Le autorità si sono messe all'opera, ma a complicare la vicenda c'è il fatto che la giovane ora si trovi nel suo paese d'origine

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Una cosa inaudita. Se risulterà vero che una veronese è stata costretta ad abortire nel paese d'origine dei genitori siamo di fronte ad un atto criminale che va punito con la massima severità. Nessuna propaganda, ma la richiesta di certezze e di giustizia. Ho chiesto al Ministro degli Esteri di fare la propria parte affinché sia accertata la verità, sia conseguente chiesta ufficialmente la punizione per i responsabili e la ragazza sia riportata al più presto al sicuro a Verona.

Così è intervenuto il senatore veronese del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo sul caso della giovane ragazza pakistana cresciuta a Verona, tenuta in ostaggio dalla famiglia in Pakistan. La ragazza di 20 anni ha chiesto aiuto alle sue amiche di Verona, chiedendo di avvisare le autorità. Le sarebbero stati tolti i documenti necessari per tornare in Italia e in Pakistan l'avrebbero anche costretta ad abortire il figlio concepito con il suo ragazzo veronese.

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I rapporti tra la giovane e il padre erano difficili. A carico dell'uomo c'erano infatti delle denunce per violenze in famiglia e la ragazza aveva anche deciso di allontanarsi di casa, andando in un appartamento protetto. La situazione sembrava migliorata e la 20enne era tornata dalla sua famiglia a gennaio. Il mese successivo, la famiglia è tornata in Pakistan e da quel momento non si è più saputo nulla della giovane fino a qualche settimana fa. Ora si cerca di fare il possibile per riportare la 20enne in Italia. La ragazza però è pakistana e il fatto che si trovi nel suo paese rende tutto più complicato.

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