Pm10 nell'aria, proseguono l'allerta e i divieti: "Serve una programmazione coerente"

L'inquinamento dell'aria continua ad essere un problema per Verona, nonostante la pioggia e i Mobility Day (il prossimo domenica 11 febbraio). Il Codacons fa sapere di star studiando "un'azione risarcitoria collettiva in relazione ai danni ambientali e ai rischi sanitari corsi"

In città è arrivata la pioggia, ma nonostante ciò possa contribuire a migliorare la qualità dell'aria, Arpav ha comunque confermato ieri, giovedì 1 febbraio, il persistere del livello di "allerta 1 - arancio" per la presenza di PM10 nell'agglomerato di Verona. Il dato è stato registrato presso la centralina situata al Giarol Grande e si tratta dell'ottavo giorno consecutivo di superamento del valore limite giornaliero.

Anche per questo motivo continuerà almeno fino a lunedì 5 febbraio ad essere valido il divieto, istituito con ordinanza del Sindaco, di utilizzare generatori di calore domestici alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) aventi prestazioni energetiche ed emissive che non siano in grado di rispettare i valori previsti, almeno per la classe 3 stelle. 

Le critiche all'amministrazione

Nel frattempo sul tema è intervenuto il consigliere comunale Michele Bertucco, puntando il dito contro l'assenza di una seria programmazione nel lungo periodo capace di contrastare il fenomeno dell'inquinamento: «Sono passati più di 10 anni da quando, da presidente di Legambiente, lanciai la campagna "Chiudete quella porta" contro lo spreco energetico degli esercizi che si affacciano sulle vie dello shopping cittadino. Oggi, purtroppo, la situazione non è migliorata di molto, per un motivo molto semplice: in assenza di una specifica sensibilità e di una programmazione coerente (che dovrebbe intervenire anche sull'aria condizionata in periodo estivo) il problema viene dimenticato non appena passa l’emergenza».

Al centro del problema vi sarebbe secondo il capogruppo in Consiglio di Verona in Comune proprio il tema della riorganizzazione urbanistica: «Se Sboarina si tiene la programmazione urbanistica di Tosi (in fondo l’aveva votata pure lui…) con tutti i trafori, i centri commerciali, i calcoli sballati che hanno fatto fatto lievitare la superficie comunale trasformabile, tutte le promesse fatte ai cittadini e alle associazioni in merito al riordino della mobilità con il nuovo Pums sono destinate a rimanere lettera morta. E si dovrebbe parlare di presa in giro. Sullo smog, - conclude quindi Michele Bertucco - l’Unione Europea ha minacciato l’apertura dell’ennesima procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Le multe le pagheranno i cittadini che Zaia e Sboarina dicono di tutelare».

Il Codacons annuncia esposto alla Procura

Nel frattempo è giunta notizia di come il Codacons abbia intenzione di presentare un esposto alle Procure competenti e ai Prefetti, per chiedere il commissariamento dei Comuni veneti che nel corso del 2017 abbiano sforato i limiti annuali di polveri sottili nell’aria. Tra questi vi è anche la città di Verona: «In base ai dati forniti da Legambiente ben sei città del Veneto sarebbero fuorilegge - spiega in una nota l’associazione - Padova, Venezia, Vicenza, Treviso, Rovigo e Verona hanno superato il limite massimo annuale per le polveri sottili di 35 giorni con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi/metrocubo. Una situazione di emergenza che non può più essere tollerata e che richiede l’intervento urgente degli organi preposti».

L’associazione presenterà inoltre una istanza ai Prefetti dei sei Comuni "fuorilegge" in cui si chiede di valutare il commissariamento delle amministrazioni a fronte della «manifesta incapacità di garantire la salubrità dell’aria e tutelare la salute della popolazione». In favore dei cittadini residenti nei Comuni coinvolti nell’allarme smog, il Codacons sta infine studiando un'azione risarcitoria collettiva in relazione ai danni ambientali e ai rischi sanitari corsi.

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