Cronaca Quinto / Via Valpantena

La Lega Nord contro gli immigrati. Paolo Paternoster: "Non chiamiamoli profughi, sono clandestini"

Nella giornata di sabato 27 febbraio diversi esponenti della Lega Nord Verona si sono ritrovati a Quinto per protestare contro l'arrivo di nuovi immigrati. Presente anche il segretario provinciale Paolo Paternoster: "Aiutiamoli, ma a casa loro"

Immagini dalla manifestazione della Lega Nord, sabato 27 febbraio a Quinto (fonte Facebook Lega Nord Verona)

Nononstante la pioggia e il freddo, nella mattina di ieri sabato 27 febbraio, centinaia di cittadini della Valpantena hanno partecipato all'iniziativa della Lega Nord di Verona che ha voluto manifestare il proprio dissenso davanti all'Hotel Valpantena di Quinto (VR), dove è previsto l'arrivo di circa 80 nuovi immigrati.

La linea della Lega è chiara, gli immigrati proprio non li vuole accogliere, tanto meno li vuole considerare "profughi", ma secondo le parole dello stesso segretario della Lega Nord di Verona Paolo Paternoster "clandestini" a prescindere: "Finiamola di chiamarli profughi, di clandestini si tratta, giovani forti e con tutte le tecnologie che non scappano proprio da nessuna guerra, sono solo degli immigrati economici e come tali vanno trattati".

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La sola forma d'aiuto che le camicie verdi sembrano intenzionate a fornire agli uomini, donne e bambini che sbarcano ogni giorno sulle coste italiane, si colloca spazialmente nell'unico luogo, ormai una specie di concetto politico, dove l'esistenza dello "straniero" sembra essere accettata dagli esponenti della Lega, quell'ormai proverbiale "a casa loro", ribadito anche in questo caso dal segretario Paternoster a chiarissime lettere: "Va bene aiutarli, ma a casa loro, qui non c'è da lavorare nemmeno per le migliaia di padri di famiglia veronesi rimasti senza un impiego, come possiamo pensare di dare un futuro ai quasi 2000 immigrati clandestini che ormai sono nella nostra provincia, è impensabile".

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Presente alla manifestazione di Quinto anche il fresco di nomina a Vice Segretario Federale Lorenzo Fontana, il quale è intevenuto portando la propria esperienza europea: "A Bruxelles, dove abito io, poche settimane fa la città è stata blindata per paura di atti terroristici, blindati in strada, forze speciale armate fino ai denti, famiglie barricate in casa, è così che vediamo per i nostri figli il futuro?".

La logica è tanto semplice quanto chiara: immigrati uguale clandestini uguale terroristi. Resta da capire se sia anche corrispondente alla realtà dei fatti. Di certo ne è convinto il Vice di Salvini Lorenzo Fontana, il quale ha poi proseguito così nel suo intervento: "Noi con il nostro segretario Matteo Salvini ci batteremo ogni giorno affinché finisca questa accoglienza fuori controllo e affinché gli italiani possano credere veramente in un futuro di lavoro e di vita normale".

Verso mezzogiorno, poi un piccolo fuori programma, inatteso probabilmente dagli stessi esponenti della Lega Nord. Un gruppo di giovani studenti e lavoratori che si sono presentati come "anti-razzisti", ha esposto uno striscione con la scritta "Nella mia città nessuno è straniero". Visioni politiche sideralmente distanti, ma vicinanza fisica millimetrica, tensione che sale, qualche spinta, uno schiaffone a una ragazzina e l'intervento delle forze dell'ordine a dividere i due gruppi. Perché a volte è così facile vivere da stranieri gli uni con gli altri anche a casa propria.

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