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Piazza Bra, Verona

Piazza Bra, Verona

Bar e ristoranti in rivolta a Verona: «Restiamo chiusi anche in zona gialla, è una presa in giro»

Il 7 e l'8 gennaio sarà zona gialla e i locali potrebbero essere aperti, ma molti fanno sapere che per due giorni «il gioco non vale la candela» e terranno le serrande abbassate a Verona

«Una presa in giro che dimostra una volta di più la totale mancanza di conoscenza del nostro settore. Ma noi non ci stiamo e restiamo chiusi». È questo il commento sferzante di FIPE Confcommercio Verona al nuovo decreto-legge che il governo ha approvato lunedì sera in Cdm e che dal 7 gennaio 2021 concede ai pubblici esercizi, dai bar ai ristoranti, la possibilità di rialzare le serrande per due giorni, il 7 e l’8 gennaio, sempre solo fino alle ore 18. Ristoratori ed in genere tutti i titolari di attività, sono poi appesi all'esito del monitoraggio di venerdì 8 gennaio per poter conoscere il colore della loro Regione a partire da lunedì 11, mentre sempre nel decreto-legge viene disposta per l'intero territorio nazionale durante il weekend la zona arancione.

«Stimiamo che 8 esercizi su 10 non riapriranno, il gioco non vale la candela. - afferma il numero uno degli esercenti veronesi della Fipe Paolo Artelio - Forse riapriranno i locali di piccole dimensioni e quelli che lavorano con i pranzi di lavoro: per gli altri il gioco non vale la candela, le spese supererebbero gli introiti e non è certo il momento di sprecare risorse. Il nostro settore è gravemente compromesso dai recenti provvedimenti e dal forzato lockdown di Natale. - continua Artelio - Tra Verona e provincia stimiamo un crollo di fatturato, per il 2020, tra il 60% e l'80% a seconda delle zone e delle tipologie di attività».

«Quasi un centinaio di pubblici esercizi circa del centro città, compresi tutti i ristoranti tipici ha già deciso che il 7 e l'8 resterà chiuso. - annuncia Leo Ramponi presidente dell'Associazione Ristoratori di Confcommercio Verona - Riavviare l’attività richiede tempo per preparare, pulire, mobilitare la linea produttiva; inoltre lavoriamo con materie prime deteriorabili in pochi giorni, che se non utilizzate, vanno buttate. Dinamiche relativamente complesse ma evidentemente per nulla chiare al Governo. E mentre tutti o quasi possono aprire l'attività, anche il sabato e la domenica, comprese realtà produttive e commerciali che non vendono generi di prima necessità - conclude Ramponi - noi siamo condannati all'oblio. Intanto continuiamo a pagare gli stipendi e a sostenere ingenti costi fissi».

«L'apri e chiudi a singhiozzo è deleterio e quasi offensivo per le aziende, perché impedisce di avere una progettualità e gestire il personale e le derrate in maniera fluida. - aggiunge Emanuel Baldo, vicepresidente Fipe-Confcommercio Verona e rappresentante del settore bar - Tutto diventa estremamente complicato e impegnativo, al tirar delle somme i costi sono superiori agli incassi e si rischia di generare uno spreco alimentare importante. Ancora una volta questo governo si dimostra totalmente avulso dalla realtà imprenditoriale e commerciale: sembra ci faccia aprire qualche ora per due giorni giusto per darci un contentino. Ma non si fa così. È una pagliacciata: ogni provvedimento, ormai, è peggiore del precedente».

«I ristoranti, ma anche i bar, le pasticcerie, le gelaterie, non sono interruttori che si possono accendere e spegnere a piacere», afferma Davide Veneri del direttivo Fipe-Ristoranti che poi prosegue: «Chi legifera non ha la più pallida idea di come si fa impresa; programmare e avere una prospettiva di ampio respiro è indispensabile per chi svolge la nostra attività. In nessun altro Paese si legifera alla giornata, oggi per domani. Bisogna che il Governo pensi anche agli imprenditori, ai lavoratori che non hanno tutele, ai non garantiti. E che a livello locale ci vengano riconosciute riduzioni di imposte e tariffe».

Per quanto riguarda il delivery, aggiunge Fipe-Confcommercio Verona, il successo del primo lockdown si è sgonfiato: «Non c’è più l’elemento della novità e l’entusiasmo è scemato. Ricevere il cibo a casa non è come consumare il pasto al ristorante, che è anche un’esperienza sociale». Ma la “partita" non è solo economica e Paolo Artelio di Fipe-Confcommercio Verona conclude con un appello: «Il nostro settore ha sempre seguito responsabilmente le prescrizioni richieste per combattere l'emergenza Covid, ora ci aspettiamo che la medesima responsabilità venga fatta propria dalla politica nell'adottare linee e procedure utili a rendere efficace e veloce la campagna di vaccinazione, programmando senza disperdere tempo: è questa la grande sfida».

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