Cronaca Centro storico / Piazza Bra

Proroga dello stato di emergenza, zona gialla e green pass: le anticipazioni sulle decisioni del governo

La curva epidemiologica in Italia torna a crescere ed il 31 luglio scade lo "stato di emergenza", ma il governo pensa alla proroga

Avrebbe dovuto tenersi quest'oggi, mercoledì 21 luglio, la cabina di regia nazionale del governo per la gestione della pandemia da Covid-19, ma appare ormai scontato che le decisioni vere verranno prese solamente nel Consiglio dei ministri fissato per giovedì. Filtrano però nel frattempo alcune indiscrezioni che rivelano quali siano i principali nodi da sciogliere per l'esecutivo, a fronte di quella che da molti viene indicata quale fase di recrudescenza, certo per ora solo agli esordi, della diffusione del coronavirus nel nostro Paese. Il bollettino della Protezione civile di ieri indicava 3.558 nuovi contagi ed altri 10 morti, con 218.705 tamponi eseguiti ed un indice di positività pari a 1,6%. La situazione negli ospedali resta per ora non allarmante, con 165 pazienti nelle terapie intensive dell'intera nazione, mentre sono 1.194 i ricoverati che presentano sintomatologia da Covid-19.

Proroga dello stato di emergenza

Il primo vero scoglio che il governo dovrà affrontare si chiama "stato di emergenza", ovvero quella dichiarazione formale che costituisce il quadro o lo "sfondo" normativo di riferimento per tutti gli eventuali altri provvedimenti, dai decreti-legge alle ordinanze ministeriali, giustificati sulla scorta della situazione epidemiologica in Italia. La data di scadenza è ad oggi quella del 31 luglio 2021, dopo la quale senza un'eventuale proroga l'Italia risulterebbe burocraticamente fuori dalla crisi sanitaria. Per questo, a fronte anche dell'attuale risalita della curva dei contagi, appare scontato che il governo deciderà nelle prossime ore di prorogare ulteriormente lo "stato di emergenza" e, al momento, pare che l'orientamento sia quello di fissare la nuova scadenza al prossimo 31 dicembre 2021, ma non è da escludere che la data scelta sia a più breve gittata (in ipotesi il 31 ottobre 2021). 

Lo spettro della zona gialla

Al momento tutte le Regioni italiane si trovano collocate in "zona bianca", vale a dire l'area di rischio dove le restrizioni sono pressoché assenti, ovvero ridotte al rispetto dell'uso della mascherina nei luoghi al chiuso oppure all'aperto quando è impossibile mantenere il distanziamento interpersonale. Le cose potrebbero però cambiare già da lunedì prossimo, sulla scorta del monitoraggio che si terrà questo venerdì, poiché alcune Regioni rischiano di superare la soglia dei 50 casi positivi settimanali ogni 100 mila abitanti che, secondo le norme al momento vigenti, non è ammesso sforare per mantenere la classificazione in zona bianca.

È però assai probabile che il governo decida di modificare queste stesse regole ed introduca nei parametri per l'attribuzione dei colori alle Regioni, con specifico riferimento alla zona gialla, anche il fattore dell'occupazione dei posti letto in area medica ed in terapia intensiva. Le percentuali ventilate sin qui sarebbero quelle del 10% per l'area medica e del 5% di occupazione dei posti letto in terapia intensiva su scala regionale, ma il presidente della Conferenza della Regioni Massimiliano Fedriga ha già fatto sapere di ritenere troppo basse tali soglie. Va comunque ricordato che, sulla base delle disposizioni attuali, nel caso in cui una Regione dovesse essere nuovamente classificata in zona gialla non sarebbero in realtà moltissime le cose che cambierebbero: sugli spostamenti, ad esempio, la mobilità tra Regioni resterebbe comunque consentita, così come non verrebbe ad essere ripristinato il coprifuoco abolito in area gialla a partire dallo scorso 21 giugno. 

Il green pass

La vera partita di questa che, dopo il lockdown duro e puro, dopo l'Italia dei colori, potremmo infine definire la terza fase normativa in tempo di pandemia, ruota tutta attorno al famigerato "green pass", ovvero la certificazione che viene rilasciata ai guariti da Covid-19, ai vaccinati, oppure a chi abbia eseguito un tampone con esito negativo (validità a 48 ore). Il modello francese ha inaugurato questa terza stagione, imponendo la titolarità del certificato Covid a chi voglia accedere a diversi luoghi pubblici e privati, dai negozi ai ristoranti. Le norme sono state poi rese più flessibili in Francia a seguito forse anche delle proteste scatenate, tuttavia appare abbastaza evidente come la direzione verso la quale si sta procedendo in Europa sia questa: basta con le chiusure generalizzate di interi settori economici, ma chi vorrà fruire di servizi, spettacoli, eventi culturali o sportivi, dovrà abituarsi all'idea, piuttosto spiacevole ammettiamolo, di guadagnarsene il diritto dimostrando o di essere guarito da Covid-19, o di essersi vaccinato, oppure di aver fatto un tampone con esito negativo entro le precedenti 48 ore. 

Si tratta però di capire in Italia come verrà concretamente modulata la normativa circa l'obbligo di essere detentori di green pass per poter partecipare al tal o talaltro appuntamento, oppure per poter accedere al tal o talaltro luogo. In merito, come noto, non mancano polemiche piuttosto accese, tra chi vorrebbe limitare l'accesso nei bar e ristoranti ai soli detentori di green pass e chi invece non la ritiene una misura congrua. Altra questione che il governo italiano dovrà poi dirimere è se il green pass potrà ancora essere rilasciato dopo quindici giorni dalla somministrazione della prima dose di vaccino, oppure se la norma andrà modificata consentendo il rilascio del pass solamente dopo il completamento del ciclo vaccinale (ovvero anche la seconda dose, oltre naturalmente alla singola somministrazione per il monodose Janssen). La discussione è al momento aperta nell'esecutivo e pare comunque orientarsi verso una conferma del rilascio anche dopo la prima dose, ma non manca un po' di confusione dato che già oggi molti degli aventi diritto al green pass a seguito della prima somministrazione continuano, pur a distanza anche di un mese, a non aver ricevuto nemmeno l'ombra della certificazione Covid. Un vulnus organizzativo e logistico non da poco che sarebbe certamente il caso di risolvere ben prima di introdurre eventuali ulteriori restrizioni tarate sul modello francese. 

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