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Profughi a decine negli ultimi tre giorni. A Costagrande problemi di spazio

Sono circa 60 in pochi giorni i migranti arrivati nella struttura d'accoglienza di Costagrande. Una situazione sempre più complessa da affrontare, anche a fronte del fatto che pare difficile trovare sistemazioni alternative

In un periodo di partenze per le vacanze estive, c’è anche chi a Verona non smette di arrivare, e non certo per una gita di piacere. Sono i tanti migranti che questa settimana sono giunti nella città scaligera, per essere poi dirottati verso la tenuta di Costagrande. Ne sono arrivati circa una ventina martedì e tra ieri e oggi altri 40. Un flusso che non cessa di diminuire, provocando diverse difficoltà a chi questa situazione si trova a doverla gestire quotidianamente.

È il caso della Prefettura ovviamente che, nel pomeriggio di ieri giovedì 22 luglio, ha tenuto un vertice al quale hanno preso parte anche i proprietari della Residenza Costagrande e i membri della cooperativa che la gestiscono. Sul tavolo della discussione due i principali argomenti: innanzitutto la necessità di trovare al più presto nuove sistemazioni possibili, per fronteggiare quelli che saranno i prevedibili futuri nuovi arrivi. Questione questa quanto mai spinosa: gli ultimi due bandi emanati per trovare nuove strutture d’accoglienza e associazioni che se ne occupino, sono infatti andati in bianco venendo completamente disertati. In proposito vale la pena ricordare come già il Prefetto Salvatore Mulas aveva espresso il suo disappunto per la mancata collaborazione da parte dei molti Comuni veronesi, auspicando una spalmatura su tutto il territorio degli arrivi, cosa che renderebbe la gestione pratica dei flussi molto più agevole. Altro tema discusso sempre durante il vertice di ieri, è stato quello dei nuovi bus navetta che dovrebbero partire a breve, consentendo ai circa 270 profughi di Costagrande di raggiungere il centro città, senza doversi muovere necessariamente a piedi. Un provvedimento che non necessiterà di alcun finanziamento aggiuntivo, essendo la stessa cooperativa Spazio Aperto, che si occupa del centro di accoglienza, ad accollarsi i costi del nuovo servizio. Restano ancora da definire gli orari e la frequenza degli autobus, mentre pare certo il fatto che non vi saranno fermate intermedie lungo il tragitto con destinazione la stazione ferroviaria di Porta Nuova.

Il capo di gabinetto della Prefettura, Alessandro Tortorella, ha poi portato all’ordine del giorno anche la questione relativa alla sistemazione dei numerosi ospiti di Costagrande: al momento vivono all’interno di tende, essendo il clima decisamente caldo, ma in prospettiva dell’inverno sarà necessario attrezzarsi con delle casette mobili. Come emerso anche dai recenti fatti di cronaca, quali l’espulsione dal centro di 8 profughi responsabili di aver causato delle risse all’interno della struttura, la questione primaria da affrontare pare comunque essere quella di un ripensamento delle condizioni di vita dei vari migranti che vi abitano, spesso a stretto contatto e in situazioni di difficile convivenza. Le regole devono essere rispettate da tutti e chi non ci sta è giusto che se ne debba andare, ma è innegabile che una concentrazione troppo elevata di persone in uno stesso luogo, possa facilitare il verificarsi di tensioni interne.

Ad aggravare le cose, come si evince dalle parole riportate dall’Arena della responsabile di Spazio Aperto Nadia Gobbo, ci si mettono poi sciaguratamente le differenze etniche e culturali tra persone che sì, nella maggior parte dei casi provengono dall’Africa, ma dai Paesi più disparati e con tradizioni e abitudini differenti (Senegal, Mali, , Burkina Faso, Costa d'Avorio, Nigeria), mentre altre ancora giungono dal Pakistan, dal Bangladesh o dall’Afghanistan: “Le differenze etniche e culturali pesano più di quelle religiose”, spiega la Gobbo, “fra gli ospiti si sono formate la fazione anglofona e quella francofona. Non per niente la lite di qualche giorno fa, che ha innescato la serie di proteste, è scoppiata fra due esponenti dei diversi gruppi, un nigeriano e un ivoriano. Stiamo cercando di trovare la migliore sinergia per arginare possibili frizioni. Chi crea disturbi e infrange il regolamento viene prima diffidato e poi mandato via”.

Situazione complessa da gestire e che necessariamente va affrontata con lucidità e comprensione, specie dinanzi alla considerazione che queste persone giungono in Italia carichi di speranze nel futuro, provenendo da situazioni di guerra e povertà estrema, alla ricerca di una possibilità qualsiasi per potersi rifare una vita. Come riportato dall’Arena, è sempre Nadia Gobbo a sottolineare la grande voglia di riscatto dei tanti immigrati con i quali si trova quotidianamente a confrontarsi: “Avrebbero tanta voglia di intraprendere subito una nuova vita. C'è chi mi chiede di aiutarlo a trovare lavoro come saldatore, chi in un'officina… Altri vorrebbero studiare. Si tratta di persone che arrivano non solo da situazioni di guerra, ma pure da Paesi che sono rimasti in situazioni assolutamente precarie. Spesso sono le stesse famiglie a spingere il loro figlio maschio, il più sano e forte, a tentare una vita migliore in Europa. A volte, come è successo nei giorni scorsi, questi ragazzi si scontrano con una realtà diversa da quella di cui avevano sentito parlare o che avevano visto in tv. Perciò manifestano delusione. Noi siamo qui appunto per aiutarli a comprendere la realtà e a integrarsi”.

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